Partita IVA per vendere online: ATECO, forfettario, INPS e SCIA
La partita IVA serve per vendere online quando l'attività è abituale: chi compra per rivendere, o vende con continuità oggetti nuovi o simili, è un'impresa dal primo giorno, senza alcuna soglia in euro. Si apre con la Comunicazione Unica alla Camera di Commercio, che con una sola pratica serve anche l'INPS e l'Agenzia delle Entrate, dopo aver scelto il codice ATECO 2025 e, se hai i requisiti, il regime forfettario.
Questa guida percorre la strada in sei passi, nell'ordine in cui lo Stato li chiede, con un passo in più che lo Stato non chiede e i tuoi costi fissi sì: prima di pagare contributi, commercialista e pratiche, verifica sui dati di eBay.it che il prodotto abbia domanda. Ogni regola è citata dalla sua fonte ufficiale, letta il 5 settembre 2026: Agenzia delle Entrate, Istat, INPS, Registro Imprese, Normattiva e le pagine di eBay.it. Dove una fonte ufficiale non esiste, il numero non c'è. Dove il testo descrive un obbligo passa alla terza persona, perché è una regola e non un consiglio.
Passo 1: Stabilisci se sei un venditore occasionale o un'impresa
Il criterio è l'abitualità, non l'incasso. Il DPR 633/1972, art. 4, definisce l'esercizio di imprese come "l'esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva" delle attività commerciali. Il testo resta in vigore fino al 31 dicembre 2026; dal 2027 la materia passa nel nuovo Testo unico IVA (D.Lgs. 19 gennaio 2026, n. 10), già pubblicato su Normattiva. In nessuna delle due versioni compare una cifra: la soglia in euro che trovi in molte guide non esiste come limite per vendere.
Per capire da che parte stai, eBay.it offre la lista più chiara che una fonte ufficiale metta a disposizione. Le regole per i venditori professionali chiedono di registrarsi come professionale a chi svolge un'attività "in modo abituale" ai sensi della normativa IVA, e indicano i segnali: "Acquisti oggetti per rivenderli", "Vendi regolarmente grandi quantità di oggetti", vendi merci simili "e specialmente merci nuove" per un periodo prolungato, vendi prodotti che hai realizzato tu. Uno solo di questi segnali basta a spostarti nella colonna dell'impresa; per il caso specifico del dropshipping, con la regola di eBay sul fornitore in più, vale la pagina che risponde a se il dropshipping è legale in Italia.
Il venditore privato è chi vende oggetti propri, in modo occasionale, e per lui la strada è cambiata questo mese: dal 1° settembre 2026 chi ha un indirizzo nello Spazio economico europeo non paga più le tariffe per transazione su eBay.it e ha 150 inserzioni gratuite al mese. La gratuità non cambia la regola: chi compra per rivendere resta un'impresa anche se le tariffe dei privati sono azzerate. Cosa può fare davvero un privato è spiegato nella pagina su vendere su eBay senza partita IVA; se invece sei nella colonna dell'impresa, i passi che seguono sono tuoi.
Passo 2: Verifica che il prodotto abbia domanda prima di aprire la partita IVA
Apri la partita IVA per un prodotto che vende già, non per un'idea. In Italia i costi fissi arrivano prima della prima vendita (i contributi INPS del passo 5 sono dovuti anche in un anno senza utili), quindi la domanda va misurata prima, sui dati del marketplace su cui venderai. Su eBay.it questi dati esistono e sono in euro. La tabella mostra le nove categorie principali del marketplace italiano per articoli venduti negli ultimi 30 giorni. I numeri provengono dallo ZIK Marketplace Index (ZMI), che copre 4,7 milioni di inserzioni monitorate su eBay.it, dati al 05/09/2026.
| Categoria | Venduti in 30 giorni | Sell-through |
|---|---|---|
| Casa e giardino | 477.123 | 61,4% |
| Ricambi auto | 182.583 | 80,2% |
| Elettronica | 150.837 | 42,7% |
| Cosmetici | 134.869 | 48,1% |
| Abbigliamento | 60.001 | 34,1% |
| Giocattoli | 52.220 | 40,2% |
| Collezionismo | 36.677 | 21,6% |
| Libri | 29.807 | 17,2% |
| Gioielli e orologi | 22.451 | 33,4% |
Il sell-through è la percentuale di inserzioni che vendono: Ricambi auto vende quasi un pezzo per inserzione, Libri una su sei. Il report sui prodotti più venduti su eBay in Italia espone la tabella completa, con prodotti, venditori e termini di ricerca per ogni categoria.
Per scendere dalla categoria al prodotto usi ZIK Analytics con il marketplace impostato su eBay Italia nelle Quick Settings, nella barra laterale sinistra. Due strumenti, in quest'ordine. L'eBay Category Research Tool mostra le categorie con una valutazione fino a cinque stelle e i dati di vendita storici, cioè quanto ha venduto una categoria nel tempo e non solo nell'ultimo mese: serve a scegliere il terreno. L'eBay Product Research Tool, dal menu a sinistra, misura invece una parola chiave in una finestra di 7, 14, 21 o 30 giorni: digiti il nome del prodotto, imposti i filtri Price, Feedback ed Exclude phrase, e dopo Search leggi Sell-through, Listings (le inserzioni concorrenti), Sold Items e Sale Earnings. La scheda Price Analytics mostra in quale fascia di prezzo il prodotto vende di più. Per chi comincia, la soglia pratica che ZIK indica è un prodotto con almeno 2 vendite in 7 giorni e meno di 5 concorrenti.
Se il tuo canale è un negozio Shopify, ZIK offre lo Shopify Store Finder, che filtra i negozi per Paese, valuta, fascia di vendite e tipo di negozio, e lo Shopify Sales Tracker, che per un negozio mostra prodotti, vendite e ricavi nel tempo. I numeri di vendita dei negozi Shopify sono stime calcolate da un algoritmo costante, utili per confrontare e leggere le tendenze, non dati di prima mano come quelli di eBay. Anche il prodotto che scegli qui decide il passo 3: il codice ATECO segue la merce.
Passo 3: Scegli il codice ATECO nella classificazione 2025
Il codice si cerca nella classificazione ATECO 2025, per prodotto, e non si copia da una guida. L'Istat la dichiara "entrata in vigore" il 1° gennaio 2025 e "adottata operativamente a partire dall'1 aprile 2025" (pagina aggiornata il 15 luglio 2026). Le guide scritte prima riportano codici della classificazione del 2007, e il caso più diffuso è il 47.91.10, presentato ancora oggi come "il codice dell'e-commerce".
La tabella dell'Istat dice un'altra cosa. Nella Struttura ATECO 2025, il gruppo 47.9 è "Attività di servizi di intermediazione per il commercio al dettaglio"; il codice 47.91.10 indica l'intermediazione "per il commercio al dettaglio non specializzato di articoli di seconda mano", il 47.91.20 la stessa attività per "prodotti nuovi". Le note esplicative definiscono l'intermediazione come il servizio di chi facilita le transazioni tra acquirenti e venditori "a fronte di un compenso o di una commissione, senza fornire e assumere la proprietà dei beni". Nelle esclusioni, per ogni prodotto, l'Istat rimanda alla sua classe di commercio al dettaglio: "commercio al dettaglio, incluso commercio al dettaglio via Internet" di cosmetici, di parti e accessori di autoveicoli, di prodotti alimentari, e così via.
Tradotto: chi compra e rivende un prodotto online è classificato per quel prodotto, nella stessa classe del negozio fisico che lo vende; chi incassa una commissione senza diventare proprietario della merce rientra nel gruppo 47.9. Un negozio di ricambi auto online e uno di cosmetici online hanno codici diversi tra loro, e nessuno dei due è il 47.91.10. La scelta esatta si fa con il commercialista nel navigatore ufficiale dell'Istat, perché dal codice dipendono il coefficiente del forfettario (passo 4) e le eventuali autorizzazioni di settore, e un codice sbagliato in Comunicazione Unica si corregge con un'altra pratica.
Passo 4: Apri la partita IVA con la Comunicazione Unica e scegli il regime
Un commerciante apre la partita IVA con la Comunicazione Unica d'impresa alla Camera di Commercio, entro 30 giorni dall'inizio dell'attività. L'Agenzia delle Entrate distingue: il modello AA9/12 serve a chi avvia un'attività che non richiede l'iscrizione al Registro delle imprese; "per coloro che devono iscriversi al Registro delle imprese" si usa la Comunicazione Unica, da presentare "entro 30 giorni dalla data di inizio attività". Chi vende merci è un'impresa commerciale e si iscrive al Registro: la sua strada è la seconda.
La Comunicazione Unica (ComUnica) è una pratica telematica unica che, con un solo invio al Registro delle imprese, serve l'Agenzia delle Entrate per la partita IVA, l'INPS per l'iscrizione previdenziale, l'INAIL dove dovuta e, in via opzionale, il SUAP del Comune per la SCIA del passo 6. La prepara un commercialista o un intermediario abilitato con la firma digitale del titolare; la parcella è il primo costo fisso, e va nel conto insieme agli altri.
Con la stessa pratica scegli il regime fiscale. Per chi parte da zero il regime forfettario è la scelta più comune, e la scheda dell'Agenzia delle Entrate (ultimo aggiornamento 21 luglio 2026) ne fissa i confini: accede chi nell'anno precedente ha "conseguito ricavi o percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a 85.000 euro" e ha sostenuto spese "non superiore a 20.000 euro lordi" per lavoro dipendente, accessorio e collaboratori. Resta fuori chi nell'anno precedente ha percepito redditi di lavoro dipendente "di importo superiore a 30.000 euro (per gli anni 2025 e 2026 il limite è elevato a 35.000 euro)": il dettaglio conta per chi vuole vendere online accanto a uno stipendio.
L'imposta è "un'unica imposta, nella misura del 15%", sostitutiva di quelle ordinarie, "ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività" se il contribuente "non ha esercitato, nei tre anni precedenti, attività artistica, professionale o d'impresa", se la nuova attività non è una "mera prosecuzione" di una precedente e, in caso di attività rilevata da altri, se i ricavi dell'anno prima stavano nel limite. Il reddito su cui si calcola non è il ricavo: si ottiene "applicando, all'ammontare dei ricavi conseguiti o dei compensi percepiti, il coefficiente di redditività previsto per l'attività esercitata" (allegato 2 alla legge 145/2018), e da quel reddito si deducono i contributi previdenziali versati. Per il gruppo "Commercio all'ingrosso e al dettaglio" l'allegato fissa il coefficiente al 40% (nella numerazione ATECO 2007: 45, da 46.2 a 46.9, da 47.1 a 47.7 e 47.9; il commercialista fa il raccordo con il codice 2025). Il conto completo su un prodotto reale è nella sezione dopo il passo 6.
Passo 5: Iscriviti alla Gestione commercianti INPS
L'iscrizione avviene con la stessa Comunicazione Unica, e i contributi sono dovuti su un reddito minimo anche se incassi meno. La scheda INPS sull'iscrizione (aggiornata il 12 agosto 2025) lo dice in una riga: "L'imprenditore commerciale avvia e modifica l'attività con la Comunicazione Unica (ComUnica) da presentare alla Camera di Commercio", e nella pratica "è sempre obbligatorio compilare" il quadro AC con gli obblighi previdenziali. I requisiti sono tre: la piena responsabilità dell'impresa con i suoi rischi, la partecipazione personale al lavoro "in modo abituale e prevalente", e le licenze o autorizzazioni dove la legge le prevede.
Per il 2026 l'INPS fissa l'aliquota dei commercianti al 24,48%: il 24% pensionistico più lo 0,48% per l'indennizzo in caso di cessazione dell'attività, più 0,62 € al mese per la maternità (notizia INPS del 9 febbraio 2026, circolare n. 14). La regola che pesa è nella scheda "Aliquote e contributi commercianti" (aggiornata il 12 marzo 2026): la legge definisce un reddito minimo, "comunque dovuto anche se quello effettivo accertato ai fini fiscali risulta inferiore alla soglia prevista (inferiore o negativo)". Il contributo minimo si versa in quattro rate, nel 2026 il 18 maggio, il 20 agosto, il 17 novembre e il 16 febbraio 2027; sopra il minimale si paga la percentuale sul reddito eccedente. L'importo in euro del minimale cambia ogni anno ed è nella circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026: leggilo lì, una cifra vecchia su una pagina fiscale vale meno di nessuna cifra.
Un'agevolazione di cui leggerai spesso va datata. La legge di bilancio 2025 ha introdotto una riduzione del 50% dei contributi, per 36 mesi, "per chi si iscrive per la prima volta alle gestioni speciali degli artigiani e dei commercianti nel corso del 2025", sulla sola aliquota IVS e incompatibile con il regime forfettario previdenziale (notizia INPS del 28 aprile 2025, circolare n. 83). Chi apre nel 2026 verifica sul sito INPS se la finestra è stata riaperta; questa pagina non lo dà per scontato.
Passo 6: Presenta la SCIA al SUAP e metti in regola il negozio
La vendita a distanza è una forma speciale di vendita, soggetta a segnalazione certificata di inizio attività presso lo Sportello Unico per le Attività Produttive del Comune. Il D.Lgs. 114/1998, art. 18, sottopone alla SCIA la vendita "per corrispondenza, televisione o altri sistemi di comunicazione", vieta di inviare prodotti al consumatore "se non a seguito di specifica richiesta" ed esclude le aste televisive; l'art. 22 prevede una sanzione amministrativa pecuniaria per chi vende senza. La Camera di Commercio di Torino, nella scheda sugli adempimenti del commercio elettronico, precisa che nella SCIA si documentano "i requisiti di onorabilità e capacità, in particolar modo l'assenza di fallimenti e condanne penali", e che chi vende all'ingrosso e al dettaglio sullo stesso sito deve tenere separate le due procedure.
Poi il negozio. Se vendi su un sito tuo, la partita IVA compare in home page (art. 35 DPR 633/1972, come ricorda la stessa scheda), e le condizioni di vendita danno al consumatore i quattordici giorni per recedere da un contratto a distanza che il Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005, art. 52) gli riconosce, a partire dal giorno in cui riceve la merce e senza dover spiegare il motivo. Se vendi su eBay.it, apri un account professionale: eBay lo richiede a chi vende "grandi quantità di oggetti che hai realizzato tu stesso o acquistato per la rivendita", chiede ragione sociale, tipologia di attività e indirizzo, verifica i dati e consente di trasformare un account privato dalle impostazioni; la guida su come vendere su eBay percorre registrazione, verifica e prima inserzione. Le regole per i venditori professionali chiedono inoltre di mostrare nelle inserzioni i dati di contatto e la partita IVA, di pubblicare condizioni di restituzione e di informare l'acquirente dei quattordici giorni di recesso. Se vendi a consumatori di altri Paesi dell'Unione, l'IVA sulle vendite a distanza intracomunitarie ha regole proprie: è una domanda per il commercialista, prima della prima spedizione all'estero.
Un venditore professionale su eBay.it paga 0,35 € per ordine, una commissione sul valore finale che varia per categoria (11% nella maggior parte, 12,5% per "Auto: ricambi e accessori") e lo 0,35% di adeguamento normativo sull'importo totale della vendita. Sono i numeri dell'esempio che segue; la tabella completa per categoria è nella guida alle commissioni eBay per privati e professionali.
Quanto resta: il conto su un prodotto reale
Il forfettario tassa il 40% dei ricavi, non il margine vero: se il tuo margine è più basso, paghi l'imposta anche su soldi che non hai incassato. Prendiamo un prodotto reale dalla categoria Ricambi auto di eBay.it nel pacchetto ZMI del 5 settembre 2026: un caricabatterie per auto da 12 V 6 A con display, venduto in media a 14,19 €, con 375 pezzi venduti in 30 giorni dal primo venditore. Per un venditore professionale, con la commissione del 12,5% della categoria:
| Voce | Importo |
|---|---|
| Prezzo di vendita (media ZMI, Ricambi auto) | 14,19 € |
| Commissione sul valore finale 12,5% | 1,77 € |
| Tariffa per ordine | 0,35 € |
| Adeguamento normativo 0,35% | 0,05 € |
| Costo del fornitore, spedizione inclusa (ipotesi) | 8,50 € |
| Margine unitario | 3,52 € |
Il 24,8% del prezzo resta a te prima di imposte e contributi. Ora l'anno, con un'ipotesi prudente: vendi 100 pezzi al mese, un quarto di quello che vende il primo della categoria. I ricavi sono 1.419 € al mese, 17.028 € l'anno; il margine lordo 352 € al mese, 4.224 € l'anno. Il forfettario calcola il reddito al 40% dei ricavi: 6.811,20 €, una cifra più alta del margine vero di 4.224 €. Su quel reddito, ridotto dei contributi INPS versati, si applica il 5% nei primi cinque anni, o il 15%: senza la deduzione, 340,56 € o 1.021,68 €. E prima dell'imposta ci sono i contributi della gestione commercianti, dovuti sul minimale anche se il reddito è più basso: l'importo che leggi nella circolare INPS va sottratto dai 4.224 € di margine, e quello che resta è il tuo guadagno dell'anno.
Il conto dice due cose. La prima: con un margine del 24,8%, sotto il 40% presunto dal forfettario, il regime resta conveniente per la semplicità ma tassa più di quanto sembri; con un margine sopra il 40%, come su molti articoli di nicchia, succede il contrario. La seconda: i contributi fissi si coprono con il volume, e il volume si verifica prima di aprire la partita IVA, al passo 2, non dopo. Se vuoi lo stesso conto per il dropshipping, con il fornitore che spedisce al posto tuo e la regola di eBay sui fornitori, la guida per iniziare a fare dropshipping dall'Italia lo fa passo per passo; se il modello in sé è nuovo per te, parti da cos'è il dropshipping e come funziona davvero.
Gli errori che costano una pratica in più
- Copiare il 47.91.10 da una guida del 2022. Nella tabella 2025 indica un'altra attività; il codice si sceglie per prodotto, nel navigatore Istat, con il commercialista.
- Cercare la soglia in euro. Non esiste. Chi compra per rivendere apre la partita IVA prima della prima vendita, e chi vende oggetti propri in modo occasionale non la apre anche se incassa cifre importanti.
- Aprire il modello AA9/12 da soli. È per i professionisti senza Registro delle imprese; il commerciante usa la Comunicazione Unica, che serve anche INPS e partita IVA.
- Dimenticare la SCIA. L'iscrizione alla Camera di Commercio non la sostituisce: la vendita a distanza è una forma speciale di vendita con la sua segnalazione al Comune.
- Contare l'INPS solo se guadagni. Il contributo minimo è dovuto anche con reddito zero o negativo; è il primo numero da coprire con le vendite.
Da dove partire
Decidi da che colonna stai (passo 1). Misura la domanda su eBay.it nell'eBay Category Research Tool e nell'eBay Product Research Tool, con il prezzo medio della categoria e un preventivo scritto del fornitore (passo 2). Poi, con il commercialista, in una sola settimana: codice ATECO 2025 per prodotto, Comunicazione Unica con partita IVA, regime forfettario se hai i requisiti, iscrizione INPS e SCIA al SUAP. Infine l'account professionale su eBay.it o il tuo negozio con partita IVA in home page e condizioni di recesso.
ZIK Analytics è una piattaforma multicanale di ricerca prodotti e analisi di mercato: dati di vendita di prima mano da eBay, stime di vendite e traffico dei negozi Shopify, dati sulle inserzioni pubblicitarie di Meta e abbinamento dei fornitori su AliExpress, Alibaba e altri. La prova dura 7 giorni a 1$, e l'app è in inglese. Aprire la partita IVA per vendere online è una settimana di burocrazia e un anno di costi fissi: chi arriva alla Comunicazione Unica con un prodotto che vende già, e non con un'idea, ha fatto la parte difficile prima di pagare il primo contributo.
Domande frequenti
Cosa si può vendere online senza partita IVA?
Oggetti propri, in modo occasionale: la bici che non usi più, i vestiti dismessi, la collezione che smonti. Il criterio della legge è l'abitualità dell'attività, non l'importo incassato, e non esiste una cifra sotto la quale si può vendere senza partita IVA. Chi compra per rivendere, o vende con regolarità oggetti nuovi o simili tra loro, svolge un'attività abituale e apre la partita IVA prima della prima vendita.
Cosa succede se vendi online senza partita IVA?
Se l'attività è abituale, è un'attività d'impresa non dichiarata: l'Agenzia delle Entrate può accertare i ricavi e chiedere imposte, sanzioni e interessi, e dal 2023 i gestori delle piattaforme le comunicano i dati dei venditori (DAC7). Vendere a distanza senza la SCIA al Comune espone alla sanzione amministrativa del D.Lgs. 114/1998, art. 22. Su eBay, chi acquista oggetti per rivenderli deve registrarsi come venditore professionale.
Quanto posso vendere come privato?
Non c'è un importo. La legge italiana definisce l'impresa come l'esercizio per professione abituale, anche non esclusiva, di un'attività commerciale (DPR 633/1972, art. 4): conta la continuità e l'organizzazione, non il totale dell'anno. Un privato che vende i propri oggetti usati resta privato anche se incassa cifre importanti; chi compra per rivendere è un'impresa anche con incassi piccoli. Su eBay.it il venditore privato con indirizzo nello Spazio economico europeo non paga tariffe per transazione dal 1° settembre 2026.
Quando è considerata vendita occasionale?
Quando manca l'abitualità: una vendita isolata, senza organizzazione, di beni che possiedi già e non hai comprato per rivendere. La valutazione va fatta caso per caso, come ricordano le stesse regole di eBay per i venditori professionali, che indicano tra i segnali dell'attività abituale l'acquisto di oggetti per rivenderli, la vendita regolare di grandi quantità e la vendita di merci simili, specialmente nuove, per un periodo prolungato.
Che partita IVA serve per aprire un e-commerce?
Una partita IVA da impresa commerciale, aperta con la Comunicazione Unica alla Camera di Commercio, non con il modello AA9/12 che serve ai professionisti senza iscrizione al Registro delle imprese. Con la stessa pratica ti iscrivi al Registro delle imprese e alla Gestione commercianti INPS. Se hai i requisiti, scegli il regime forfettario: ricavi fino a 85.000 € e imposta sostitutiva del 15%, o del 5% nei primi cinque anni.
Qual è il codice ATECO per vendere online?
Dipende da cosa vendi. Nella classificazione ATECO 2025, in vigore dal 1° gennaio 2025, il commercio al dettaglio via internet è classificato per prodotto, nella stessa classe del negozio fisico che vende quel prodotto; il gruppo 47.9 è riservato all'intermediazione, cioè a chi facilita le vendite senza diventare proprietario della merce. Il codice esatto si cerca nel navigatore dell'Istat con il commercialista, non si copia da una guida scritta prima del 2025.
Serve la partita IVA per vendere su Shopify?
Sì, alle stesse condizioni di qualsiasi altro canale: se vendi in modo abituale, apri la partita IVA, scegli il codice ATECO, ti iscrivi all'INPS e presenti la SCIA al Comune. Shopify è un negozio tuo, quindi si aggiungono gli obblighi del sito: partita IVA in home page, condizioni di vendita con il diritto di recesso di quattordici giorni, privacy e cookie. Cambiano le tariffe e i sistemi di pagamento, non la burocrazia.