Guida

Partita IVA forfettaria per vendere online: ATECO, INPS, costi

La partita IVA serve per vendere online quando l'attività è abituale: chi compra per rivendere, o vende con continuità oggetti nuovi o simili, è un'impresa dal primo giorno, senza alcuna soglia in euro. Si apre con la Comunicazione Unica alla Camera di Commercio, che con una sola pratica serve anche l'INPS e l'Agenzia delle Entrate, dopo aver scelto il codice ATECO 2025 e, se hai i requisiti, il regime forfettario.

Questa guida percorre la strada in sei passi, nell'ordine in cui lo Stato li chiede, con un passo in più che lo Stato non chiede e i tuoi costi fissi sì: prima di pagare contributi, commercialista e pratiche, verifica sui dati di eBay.it che il prodotto abbia domanda. Dopo i sei passi c'è la sezione sul regime forfettario visto da un negozio online: i requisiti, le cause di esclusione, il conto dell'imposta sul coefficiente del 40%, l'IVA che non si detrae sugli acquisti e le due soglie di uscita, che non funzionano allo stesso modo.

Ogni regola è citata dalla sua fonte ufficiale: Agenzia delle Entrate, Istat, INPS, Registro Imprese, Normattiva e le pagine di eBay.it, lette il 5 settembre 2026, e le schede sul regime forfettario il 10 settembre 2026. Dove una fonte ufficiale non esiste, il numero non c'è. Dove il testo descrive un obbligo passa alla terza persona, perché è una regola e non un consiglio. Il caso singolo resta materia da commercialista: questa pagina spiega le regole e mostra i conti, non sostituisce il professionista che firma la pratica.

Passo 1: Stabilisci se sei un venditore occasionale o un'impresa

Il criterio è l'abitualità, non l'incasso. Il DPR 633/1972, art. 4, definisce l'esercizio di imprese come "l'esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva" delle attività commerciali. Il testo resta in vigore fino al 31 dicembre 2026; dal 2027 la materia passa nel nuovo Testo unico IVA (D.Lgs. 19 gennaio 2026, n. 10), già pubblicato su Normattiva. In nessuna delle due versioni compare una cifra: la soglia in euro che trovi in molte guide non esiste come limite per vendere.

Per capire da che parte stai, eBay.it offre la lista più chiara che una fonte ufficiale metta a disposizione. Le regole per i venditori professionali chiedono di registrarsi come professionale a chi svolge un'attività "in modo abituale" ai sensi della normativa IVA, e indicano i segnali: "Acquisti oggetti per rivenderli", "Vendi regolarmente grandi quantità di oggetti", vendi merci simili "e specialmente merci nuove" per un periodo prolungato, vendi prodotti che hai realizzato tu. Uno solo di questi segnali basta a spostarti nella colonna dell'impresa; per il caso specifico del dropshipping, con la regola di eBay sul fornitore in più, vale la pagina che risponde a se il dropshipping è legale in Italia.

Il venditore privato è chi vende oggetti propri, in modo occasionale, e per lui la strada è cambiata questo mese: dal 1° settembre 2026 chi ha un indirizzo nello Spazio economico europeo non paga più le tariffe per transazione su eBay.it e ha 150 inserzioni gratuite al mese. La gratuità non cambia la regola: chi compra per rivendere resta un'impresa anche se le tariffe dei privati sono azzerate. Cosa può fare davvero un privato è spiegato nella pagina su vendere su eBay senza partita IVA; se invece sei nella colonna dell'impresa, i passi che seguono sono tuoi. Chi non ha ancora deciso fra un'attività propria e un impiego trova le tre posizioni a confronto nella pagina su lavorare da casa.

Passo 2: Verifica che il prodotto abbia domanda prima di aprire la partita IVA

Apri la partita IVA per un prodotto che vende già, non per un'idea. In Italia i costi fissi arrivano prima della prima vendita (i contributi INPS del passo 5 sono dovuti anche in un anno senza utili), quindi la domanda va misurata prima, sui dati del marketplace su cui venderai. Su eBay.it questi dati esistono e sono in euro. La tabella mostra le nove categorie principali del marketplace italiano per articoli venduti negli ultimi 30 giorni. I numeri provengono dallo ZIK Marketplace Index (ZMI), che copre 4,7 milioni di inserzioni monitorate su eBay.it, dati al 05/09/2026.

CategoriaVenduti in 30 giorniSell-through
Casa e giardino477.12361,4%
Ricambi auto182.58380,2%
Elettronica150.83742,7%
Cosmetici134.86948,1%
Abbigliamento60.00134,1%
Giocattoli52.22040,2%
Collezionismo36.67721,6%
Libri29.80717,2%
Gioielli e orologi22.45133,4%

Il sell-through rapporta i pezzi venduti alle inserzioni attive: Ricambi auto vende quasi un pezzo per inserzione, Libri un pezzo ogni sei. Il report sui prodotti più venduti su eBay in Italia espone la tabella completa, con prodotti, venditori e termini di ricerca per ogni categoria.

Per scendere dalla categoria al prodotto usi ZIK Analytics con il marketplace impostato su eBay Italia nelle Quick Settings, nella barra laterale sinistra. Due strumenti, in quest'ordine. L'eBay Category Research Tool mostra le categorie con una valutazione fino a cinque stelle e i dati di vendita storici, cioè quanto ha venduto una categoria nel tempo e non solo nell'ultimo mese: serve a scegliere il terreno. L'eBay Product Research Tool, dal menu a sinistra, misura invece una parola chiave in una finestra di 7, 14, 21 o 30 giorni: digiti il nome del prodotto, imposti i filtri Price, Feedback ed Exclude phrase, e dopo Search leggi Sell-through, Listings (le inserzioni concorrenti), Sold Items e Sale Earnings. La scheda Price Analytics mostra in quale fascia di prezzo il prodotto vende di più. Per chi comincia, la soglia pratica che ZIK indica è un prodotto con almeno 2 vendite in 7 giorni e meno di 5 concorrenti.

L'eBay Category Research Tool: le nicchie di tendenza con i ricavi, la quota di mercato dei venditori principali e il sell-through, il punto di partenza prima di scegliere il codice ATECO. La scena di esempio mostra il marketplace USA in dollari; con eBay Italia nelle Quick Settings gli stessi campi mostrano i dati di eBay.it in euro

Se il tuo canale è un negozio Shopify, ZIK offre lo Shopify Store Finder, che filtra i negozi per Paese, valuta, fascia di vendite e tipo di negozio, e lo Shopify Sales Tracker, che per un negozio mostra prodotti, vendite e ricavi nel tempo. I numeri di vendita dei negozi Shopify sono stime calcolate da un algoritmo costante, utili per confrontare e leggere le tendenze, non dati di prima mano come quelli di eBay. Anche il prodotto che scegli qui decide il passo 3: il codice ATECO segue la merce.

Passo 3: Scegli il codice ATECO per l'ecommerce nella classificazione 2025

Il codice si cerca nella classificazione ATECO 2025, per prodotto, e non si copia da una guida. L'Istat la dichiara "entrata in vigore" il 1° gennaio 2025 e "adottata operativamente a partire dall'1 aprile 2025" (pagina aggiornata il 15 luglio 2026). Le guide scritte prima riportano codici della classificazione del 2007, e il caso più diffuso è il 47.91.10, presentato ancora oggi come "il codice dell'e-commerce".

La tabella dell'Istat dice un'altra cosa. Nella Struttura ATECO 2025, il gruppo 47.9 è "Attività di servizi di intermediazione per il commercio al dettaglio"; il codice 47.91.10 indica l'intermediazione "per il commercio al dettaglio non specializzato di articoli di seconda mano", il 47.91.20 la stessa attività per "prodotti nuovi". Le note esplicative definiscono l'intermediazione come il servizio di chi facilita le transazioni tra acquirenti e venditori "a fronte di un compenso o di una commissione, senza fornire e assumere la proprietà dei beni". Nelle esclusioni, per ogni prodotto, l'Istat rimanda alla sua classe di commercio al dettaglio: "commercio al dettaglio, incluso commercio al dettaglio via Internet" di cosmetici, di parti e accessori di autoveicoli, di prodotti alimentari, e così via.

Tradotto: chi compra e rivende un prodotto online è classificato per quel prodotto, nella stessa classe del negozio fisico che lo vende; chi incassa una commissione senza diventare proprietario della merce rientra nel gruppo 47.9. Un negozio di ricambi auto online e uno di cosmetici online hanno codici diversi tra loro, e nessuno dei due è il 47.91.10. La scelta esatta si fa con il commercialista nel navigatore ufficiale dell'Istat, perché dal codice dipendono il coefficiente del forfettario (passo 4) e le eventuali autorizzazioni di settore, e un codice sbagliato in Comunicazione Unica si corregge con un'altra pratica. Chi è arrivato al punto di dover scegliere fra due codici plausibili trova l'elenco dei candidati, la regola delle cinque classi e il raccordo ufficiale del vecchio 47.91.10 nella pagina su quale codice ATECO scegliere per l'ecommerce. Il codice segue la merce, quindi la scelta del prodotto viene prima del codice: la pagina su cosa vendere online in Italia parte dalle nicchie e dai dati di eBay.it, ed è la decisione che poi si traduce in una riga della classificazione Istat.

Passo 4: Apri la partita IVA con la Comunicazione Unica e scegli il regime

Un commerciante apre la partita IVA con la Comunicazione Unica d'impresa alla Camera di Commercio, entro 30 giorni dall'inizio dell'attività. L'Agenzia delle Entrate distingue: il modello AA9/12 serve a chi avvia un'attività che non richiede l'iscrizione al Registro delle imprese; "per coloro che devono iscriversi al Registro delle imprese" si usa la Comunicazione Unica, da presentare "entro 30 giorni dalla data di inizio attività". Chi vende merci è un'impresa commerciale e si iscrive al Registro: la sua strada è la seconda.

La Comunicazione Unica (ComUnica) è una pratica telematica unica che, con un solo invio al Registro delle imprese, serve l'Agenzia delle Entrate per la partita IVA, l'INPS per l'iscrizione previdenziale, l'INAIL dove dovuta e, in via opzionale, il SUAP del Comune per la SCIA del passo 6. La prepara un commercialista o un intermediario abilitato con la firma digitale del titolare; la parcella è il primo costo fisso, e va nel conto insieme agli altri.

Con la stessa pratica indichi il regime fiscale, e qui una precisazione fa risparmiare una domanda al commercialista: il forfettario non si chiede, si ha. L'Agenzia delle Entrate lo chiama regime naturale. Chi già svolge un'attività vi accede "senza dover fare alcuna comunicazione preventiva o successiva"; chi apre adesso "ha l'obbligo di darne comunicazione nella dichiarazione di inizio attività", ma quella comunicazione "non ha valore di opzione, ma è richiesta unicamente ai fini anagrafici": ometterla non preclude il regime, però costa una sanzione amministrativa da 250 a 2000 €. L'attestazione dei requisiti e dell'assenza di cause ostative si fa poi nella dichiarazione annuale dei redditi.

Il contrario vale allo stesso modo. Chi preferisce il regime ordinario lo sceglie "tramite comportamento concludente", cioè comportandosi da subito da soggetto ordinario, e lo comunica barrando il campo apposito nella dichiarazione annuale IVA successiva; anche in questo caso l'omissione costa da 250 a 2000 € senza invalidare la scelta. L'opzione per l'ordinario però vincola: "è valida per almeno un triennio". Requisiti in dettaglio, cause di esclusione, quanto si paga davvero e come si esce sono nella sezione sul regime forfettario più avanti in questa pagina, dopo il passo 6.

Passo 5: Iscriviti alla Gestione commercianti INPS

L'iscrizione avviene con la stessa Comunicazione Unica, e i contributi sono dovuti su un reddito minimo anche se incassi meno. La scheda INPS sull'iscrizione (aggiornata il 12 agosto 2025) lo dice in una riga: "L'imprenditore commerciale avvia e modifica l'attività con la Comunicazione Unica (ComUnica) da presentare alla Camera di Commercio", e nella pratica "è sempre obbligatorio compilare" il quadro AC con gli obblighi previdenziali. I requisiti sono tre: la piena responsabilità dell'impresa con i suoi rischi, la partecipazione personale al lavoro "in modo abituale e prevalente", e le licenze o autorizzazioni dove la legge le prevede.

Per il 2026 l'INPS fissa l'aliquota dei commercianti al 24,48%: il 24% pensionistico più lo 0,48% per l'indennizzo in caso di cessazione dell'attività, più 0,62 € al mese per la maternità (notizia INPS del 9 febbraio 2026, circolare n. 14). La regola che pesa è nella scheda "Aliquote e contributi commercianti" (aggiornata il 12 marzo 2026): la legge definisce un reddito minimo, "comunque dovuto anche se quello effettivo accertato ai fini fiscali risulta inferiore alla soglia prevista (inferiore o negativo)". Il contributo minimo si versa in quattro rate, nel 2026 il 18 maggio, il 20 agosto, il 17 novembre e il 16 febbraio 2027; sopra il minimale si paga la percentuale sul reddito eccedente. L'importo in euro del minimale cambia ogni anno ed è nella circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026: leggilo lì, una cifra vecchia su una pagina fiscale vale meno di nessuna cifra.

Un'agevolazione di cui leggerai spesso va datata. La legge di bilancio 2025 ha introdotto una riduzione del 50% dei contributi, per 36 mesi, "per chi si iscrive per la prima volta alle gestioni speciali degli artigiani e dei commercianti nel corso del 2025", sulla sola aliquota IVS e incompatibile con il regime forfettario previdenziale (notizia INPS del 28 aprile 2025, circolare n. 83). Chi apre nel 2026 verifica sul sito INPS se la finestra è stata riaperta; questa pagina non lo dà per scontato.

Passo 6: Presenta la SCIA al SUAP e metti in regola il negozio

La vendita a distanza è una forma speciale di vendita, soggetta a segnalazione certificata di inizio attività presso lo Sportello Unico per le Attività Produttive del Comune. Il D.Lgs. 114/1998, art. 18, sottopone alla SCIA la vendita "per corrispondenza, televisione o altri sistemi di comunicazione", vieta di inviare prodotti al consumatore "se non a seguito di specifica richiesta" ed esclude le aste televisive; l'art. 22 prevede una sanzione amministrativa pecuniaria per chi vende senza. La Camera di Commercio di Torino, nella scheda sugli adempimenti del commercio elettronico, precisa che nella SCIA si documentano "i requisiti di onorabilità e capacità, in particolar modo l'assenza di fallimenti e condanne penali", e che chi vende all'ingrosso e al dettaglio sullo stesso sito deve tenere separate le due procedure.

Poi il negozio. Se vendi su un sito tuo, la partita IVA compare in home page (art. 35 DPR 633/1972, come ricorda la stessa scheda), e le condizioni di vendita danno al consumatore i quattordici giorni per recedere da un contratto a distanza che il Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005, art. 52) gli riconosce, a partire dal giorno in cui riceve la merce e senza dover spiegare il motivo. Il resto di quello che un sito tuo richiede, dalla scelta del canale al conto del primo mese, è messo in fila nella guida su aprire un e-commerce in Italia. Se vendi su eBay.it, apri un account professionale: eBay lo richiede a chi vende "grandi quantità di oggetti che hai realizzato tu stesso o acquistato per la rivendita", chiede ragione sociale, tipologia di attività e indirizzo, verifica i dati e consente di trasformare un account privato dalle impostazioni; la guida su come vendere su eBay percorre registrazione, verifica e prima inserzione. Le regole per i venditori professionali chiedono inoltre di mostrare nelle inserzioni i dati di contatto e la partita IVA, di pubblicare condizioni di restituzione e di informare l'acquirente dei quattordici giorni di recesso. Se vendi a consumatori di altri Paesi dell'Unione, l'IVA sulle vendite a distanza intracomunitarie ha regole proprie: è una domanda per il commercialista, prima della prima spedizione all'estero.

Un venditore professionale su eBay.it paga 0,35 € per ordine, una commissione sul valore finale che varia per categoria (11% nella maggior parte, 12,5% per "Auto: ricambi e accessori") e lo 0,35% di adeguamento normativo sull'importo totale della vendita. Sono i numeri dell'esempio che segue; la tabella completa per categoria è nella guida alle commissioni eBay per privati e professionali.

Il regime forfettario per chi vende online

Il forfettario è il regime che quasi tutti i negozi online italiani hanno all'apertura, e le regole che decidono qualcosa per un venditore sono cinque: chi entra, chi resta fuori, come si calcola l'imposta, quale IVA non si detrae e come si esce. Le regole di questa sezione vengono dalla scheda dell'Agenzia delle Entrate sul regime forfetario, ultimo aggiornamento 21 luglio 2026, e dalle sue pagine su accesso e adempimenti, lette il 10 settembre 2026. Il testo passa alla terza persona dove descrive obblighi.

Chi può accedere, e chi resta fuori

I requisiti sono due e valgono insieme, riferiti all'anno precedente: ricavi o compensi, ragguagliati ad anno, "non superiori a 85.000 euro", e spese "non superiore a 20.000 euro lordi" per lavoro accessorio, lavoro dipendente e compensi a collaboratori. Un dettaglio che riguarda chi vende su più fronti: se si esercitano più attività con codici ATECO differenti, l'Agenzia precisa che "occorre considerare la somma dei ricavi e dei compensi relativi alle diverse attività esercitate". Due negozi online non hanno due tetti da 85.000 €, ne hanno uno solo. Chi inizia adesso accede comunicando nella dichiarazione di presumere di avere i requisiti.

Le cause di esclusione sono sei, e due riguardano da vicino chi apre un negozio online.

La prima è la più frequente in assoluto in questo pubblico: non accede chi nell'anno precedente ha percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati "di importo superiore a 30.000 euro (per gli anni 2025 e 2026 il limite è elevato a 35.000 euro)", tranne nel caso in cui quel rapporto di lavoro sia cessato nell'anno precedente e nello stesso anno non siano stati percepiti una pensione o un altro reddito da lavoro dipendente. È il profilo esatto di chi vuole vendere online accanto allo stipendio: il controllo si fa sulla Certificazione Unica, prima di avviare la pratica, non dopo.

La seconda: non accede chi controlla, direttamente o indirettamente, una società a responsabilità limitata, o partecipa a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari, quando quelle società svolgono attività economiche "direttamente o indirettamente riconducibili" a quella esercitata individualmente. Una quota nella s.r.l. che vende gli stessi prodotti conta, anche se non sei l'amministratore.

Le altre quattro escludono chi si avvale di regimi speciali ai fini IVA o di altri regimi forfetari di determinazione del reddito; i non residenti, salvo chi risiede in uno Stato dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni e produce in Italia almeno il 75% del reddito complessivo; chi cede in via esclusiva o prevalente fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi; e chi lavora in prevalenza per il proprio datore di lavoro attuale, o per uno degli ultimi due anni, o per soggetti a lui riconducibili.

Quanto si paga, e su quale reddito

Il reddito imponibile non è il margine. Si ottiene "applicando, all'ammontare dei ricavi conseguiti o dei compensi percepiti, il coefficiente di redditività previsto per l'attività esercitata" (allegato 2 alla legge 145/2018), e per il gruppo "Commercio all'ingrosso e al dettaglio" quel coefficiente è il 40% (nella numerazione ATECO 2007 dell'allegato: 45, da 46.2 a 46.9, da 47.1 a 47.7 e 47.9; il raccordo con il codice ATECO 2025 del passo 3 lo fa il commercialista). Da quel reddito si deducono i contributi previdenziali obbligatori versati, e sul risultato si applica "un'unica imposta, nella misura del 15%", sostitutiva dell'IRPEF e delle addizionali regionale e comunale.

L'imposta scende al 5% "per i primi cinque anni di attività" a tre condizioni cumulative: il contribuente non ha esercitato nei tre anni precedenti un'altra attività d'impresa, artistica o professionale, neppure in forma associata o familiare; la nuova attività non è "in nessun modo, mera prosecuzione" di un lavoro dipendente o autonomo precedente; e se prosegue un'attività di altri, i ricavi di quella attività nell'anno prima stavano nel limite d'accesso.

RegolaSoglia o valoreCosa comporta
Ricavi dell'anno precedente85.000 €Requisito d'accesso: superato, il regime cessa dall'anno successivo
Ricavi dell'anno in corso100.000 €Superato, il regime cessa nello stesso anno e l'IVA è dovuta dalle operazioni che sforano
Spese per lavoro e collaboratori20.000 € lordiRequisito d'accesso, riferito all'anno precedente
Redditi da lavoro dipendente dell'anno precedente30.000 € (35.000 € per il 2025 e il 2026)Sopra la soglia si è esclusi, salvo rapporto cessato
Coefficiente di redditività, commercio40% dei ricaviÈ il reddito imponibile, prima di dedurre i contributi
Imposta sostitutiva15%Unica, al posto di IRPEF e addizionali
Imposta sostitutiva, primi cinque anni5%Solo con le tre condizioni della nuova attività

L'IVA che non detrai: la riga che cambia il conto di un negozio

Questa è la frase da leggere due volte, perché decide quanto ti costa la merce. I contribuenti in regime forfetario, scrive l'Agenzia delle Entrate, "non addebitano l'Iva in fattura ai propri clienti né detraggono l'imposta assolta sugli acquisti". La prima metà è il vantaggio di cui parlano tutti. La seconda decide il margine: chi compra merce da un fornitore italiano paga l'IVA sulla fattura d'acquisto e non la recupera mai, quindi il costo della merce è il prezzo lordo e non l'imponibile. Un venditore in regime ordinario, sullo stesso identico acquisto, quell'imposta la detrae. Su un negozio che compra molto e rivende con un ricarico contenuto, la differenza non è un dettaglio contabile, è una voce di costo.

Restano comunque a carico del forfettario: numerare e conservare le fatture di acquisto e le bollette doganali, certificare i corrispettivi, integrare le fatture per le operazioni di cui risulta debitore d'imposta indicando aliquota e IVA, che va versata "entro il giorno 16 del secondo mese successivo a ciascuno dei trimestri solari", ed emettere e ricevere fatture elettroniche per le operazioni nazionali. È esonerato invece dalla liquidazione e dal versamento periodico dell'imposta, dalla dichiarazione IVA annuale, dalla registrazione di fatture emesse, corrispettivi e acquisti, dalla tenuta delle scritture contabili, dagli indici sintetici di affidabilità fiscale e dalla ritenuta d'acconto sui propri ricavi, che evita rilasciando al sostituto una dichiarazione apposita.

La fattura elettronica vale anche in forfettario

Dal 1° gennaio 2024 l'obbligo di fatturazione elettronica riguarda tutti i contribuenti in regime forfetario, senza soglie di fatturato. Il decreto legge 30 aprile 2022, n. 36, art. 18, ha soppresso l'esonero che questi contribuenti avevano nel decreto legislativo 127/2015 e ha fissato le date: l'obbligo si applica "a partire dal 1° luglio 2022 per i soggetti che nell'anno precedente abbiano conseguito ricavi ovvero percepito compensi, ragguagliati ad anno, superiori a euro 25.000, e a partire dal 1° gennaio 2024 per i restanti soggetti".

Un avvertimento sulla fonte, perché qui è facile leggere il contrario: un passaggio non aggiornato della stessa scheda dell'Agenzia delle Entrate riporta ancora il vecchio esonero, accanto all'elenco degli obblighi che invece include la fattura elettronica per le operazioni nazionali. Quando una scheda si contraddice, vale il testo di legge in vigore su Normattiva, ed è quello appena citato.

Quando il forfettario finisce: 85.000 € e 100.000 €

Le due soglie non funzionano allo stesso modo, e la differenza è la cosa più costosa da non sapere. L'Agenzia delle Entrate: il regime "cessa di avere applicazione a partire dall'anno successivo a quello in cui viene meno anche uno solo dei requisiti di accesso oppure si verifica una delle cause di esclusione; se però si va oltre i 100.000 euro di ricavi/compensi, non è più applicabile dallo stesso anno in cui quella soglia viene superata e, in tale circostanza, è dovuta l'Iva a partire dalle operazioni effettuate che determinano lo sforamento del tetto".

Tradotto per un negozio online: superati gli 85.000 €, l'anno si chiude in forfettario e il regime ordinario comincia dal 1° gennaio successivo, con il tempo di riorganizzare contabilità e prezzi. Superati i 100.000 €, il regime salta nell'anno in corso e l'IVA è dovuta a partire dalle operazioni che hanno superato il tetto, quelle comprese. Per un ecommerce, dove i ricavi possono raddoppiare in un trimestre buono o su un prodotto che parte, la soglia da tenere sotto controllo mese per mese è la seconda, non la prima: è quella che si porta dietro un'imposta su vendite già fatturate senza.

Quanto resta: il conto su un prodotto reale

Il forfettario tassa il 40% dei ricavi, non il margine vero: se il tuo margine è più basso, paghi l'imposta anche su soldi che non hai incassato. Prendiamo un prodotto reale dalla categoria Ricambi auto di eBay.it nel pacchetto ZMI del 5 settembre 2026: un caricabatterie per auto da 12 V 6 A con display, venduto in media a 14,19 €, con 375 pezzi venduti in 30 giorni dal primo venditore. Per un venditore professionale, con la commissione del 12,5% della categoria:

VoceImporto
Prezzo di vendita (media ZMI, Ricambi auto)14,19 €
Commissione sul valore finale 12,5%1,77 €
Tariffa per ordine0,35 €
Adeguamento normativo 0,35%0,05 €
Costo del fornitore, spedizione inclusa (ipotesi)8,50 €
Margine unitario3,52 €

Gli 8,50 € del fornitore sono il prezzo che paghi davvero, IVA compresa: in forfettario quell'imposta non si detrae, quindi nel conto entra il lordo e non l'imponibile. È la ragione per cui un preventivo va sempre chiesto "IVA inclusa" prima di calcolare un margine.

Il 24,8% del prezzo resta a te prima di imposte e contributi. Ora l'anno, con un'ipotesi prudente: vendi 100 pezzi al mese, un quarto di quello che vende il primo della categoria. I ricavi sono 1419 € al mese, 17.028 € l'anno; il margine lordo 352 € al mese, 4224 € l'anno. Il forfettario calcola il reddito al 40% dei ricavi: 6811,20 €, una cifra più alta del margine vero di 4224 €. Su quel reddito, ridotto dei contributi INPS versati, si applica il 5% nei primi cinque anni, o il 15%: senza la deduzione, 340,56 € o 1021,68 €. E prima dell'imposta ci sono i contributi della gestione commercianti, dovuti sul minimale anche se il reddito è più basso: l'importo che leggi nella circolare INPS va sottratto dai 4224 € di margine, e quello che resta è il tuo guadagno dell'anno.

Il conto dice due cose. La prima: con un margine del 24,8%, sotto il 40% presunto dal forfettario, il regime resta conveniente per la semplicità ma tassa più di quanto sembri; con un margine sopra il 40%, come su molti articoli di nicchia, succede il contrario. La seconda: i contributi fissi si coprono con il volume, e il volume si verifica prima di aprire la partita IVA, al passo 2, non dopo. Se vuoi lo stesso conto per il dropshipping, con il fornitore che spedisce al posto tuo e la regola di eBay sui fornitori, la guida per iniziare a fare dropshipping dall'Italia lo fa passo per passo; se il modello in sé è nuovo per te, parti da cos'è il dropshipping e come funziona davvero.

Gli errori che costano una pratica in più

  • Copiare il 47.91.10 da una guida del 2022. Nella tabella 2025 indica un'altra attività; il codice si sceglie per prodotto, nel navigatore Istat, con il commercialista.
  • Cercare la soglia in euro. Non esiste. Chi compra per rivendere apre la partita IVA prima della prima vendita, e chi vende oggetti propri in modo occasionale non la apre anche se incassa cifre importanti.
  • Aprire il modello AA9/12 da soli. È per i professionisti senza Registro delle imprese; il commerciante usa la Comunicazione Unica, che serve anche INPS e partita IVA.
  • Dimenticare la SCIA. L'iscrizione alla Camera di Commercio non la sostituisce: la vendita a distanza è una forma speciale di vendita con la sua segnalazione al Comune.
  • Contare l'INPS solo se guadagni. Il contributo minimo è dovuto anche con reddito zero o negativo; è il primo numero da coprire con le vendite.
  • Dare per scontato il forfettario con uno stipendio alle spalle. Sopra 30.000 € di redditi da lavoro dipendente nell'anno precedente (35.000 € per il 2025 e il 2026) la causa di esclusione scatta, e il numero si legge sulla Certificazione Unica prima della pratica, non a pratica fatta.
  • Guardare solo la soglia degli 85.000 €. È quella che sposta il regime dall'anno dopo. Quella che fa saltare l'anno in corso, con l'IVA dovuta dalle operazioni che la superano, è 100.000 €, ed è la sola che vada controllata mese per mese.

Da dove partire

Decidi da che colonna stai (passo 1). Misura la domanda su eBay.it nell'eBay Category Research Tool e nell'eBay Product Research Tool, con il prezzo medio della categoria e un preventivo scritto del fornitore (passo 2). Poi, con il commercialista, in una sola settimana: codice ATECO 2025 per prodotto, Comunicazione Unica con partita IVA, regime forfettario se hai i requisiti, iscrizione INPS e SCIA al SUAP. Infine l'account professionale su eBay.it o il tuo negozio con partita IVA in home page e condizioni di recesso. Quanto pesa l'anno di costi fissi che comincia con la Comunicazione Unica, contributo minimo INPS e imposta sostitutiva alla mano, è il conto della pagina su business online e rendita passiva.

ZIK Analytics è una piattaforma multicanale di ricerca prodotti e analisi di mercato: dati di vendita di prima mano da eBay, stime di vendite e traffico dei negozi Shopify, dati sulle inserzioni pubblicitarie di Meta e abbinamento dei fornitori su AliExpress, Alibaba e altri. La prova dura 7 giorni a 1$, e l'app è in inglese. Aprire la partita IVA per vendere online è una settimana di burocrazia e un anno di costi fissi: chi arriva alla Comunicazione Unica con un prodotto che vende già, e non con un'idea, ha fatto la parte difficile prima di pagare il primo contributo.

Domande frequenti

Cosa si può vendere online senza partita IVA?

Oggetti propri, in modo occasionale: la bici che non usi più, i vestiti dismessi, la collezione che smonti. Il criterio della legge è l'abitualità dell'attività, non l'importo incassato, e non esiste una cifra sotto la quale si può vendere senza partita IVA. Chi compra per rivendere, o vende con regolarità oggetti nuovi o simili tra loro, svolge un'attività abituale e apre la partita IVA prima della prima vendita.

Cosa succede se vendi online senza partita IVA?

Se l'attività è abituale, è un'attività d'impresa non dichiarata: l'Agenzia delle Entrate può accertare i ricavi e chiedere imposte, sanzioni e interessi, e dal 2023 i gestori delle piattaforme le comunicano i dati dei venditori (DAC7). Vendere a distanza senza la SCIA al Comune espone alla sanzione amministrativa del D.Lgs. 114/1998, art. 22. Su eBay, chi acquista oggetti per rivenderli deve registrarsi come venditore professionale.

Quanto posso vendere come privato?

Non c'è un importo. La legge italiana definisce l'impresa come l'esercizio per professione abituale, anche non esclusiva, di un'attività commerciale (DPR 633/1972, art. 4): conta la continuità e l'organizzazione, non il totale dell'anno. Un privato che vende i propri oggetti usati resta privato anche se incassa cifre importanti; chi compra per rivendere è un'impresa anche con incassi piccoli. Su eBay.it il venditore privato con indirizzo nello Spazio economico europeo non paga tariffe per transazione dal 1° settembre 2026.

Quando è considerata vendita occasionale?

Quando manca l'abitualità: una vendita isolata, senza organizzazione, di beni che possiedi già e non hai comprato per rivendere. La valutazione va fatta caso per caso, come ricordano le stesse regole di eBay per i venditori professionali, che indicano tra i segnali dell'attività abituale l'acquisto di oggetti per rivenderli, la vendita regolare di grandi quantità e la vendita di merci simili, specialmente nuove, per un periodo prolungato.

Che partita IVA serve per aprire un e-commerce?

Una partita IVA da impresa commerciale, aperta con la Comunicazione Unica alla Camera di Commercio, non con il modello AA9/12 che serve ai professionisti senza iscrizione al Registro delle imprese. Con la stessa pratica ti iscrivi al Registro delle imprese e alla Gestione commercianti INPS. Se hai i requisiti, scegli il regime forfettario: ricavi fino a 85.000 € e imposta sostitutiva del 15%, o del 5% nei primi cinque anni.

Qual è il codice ATECO per vendere online?

Dipende da cosa vendi. Nella classificazione ATECO 2025, in vigore dal 1° gennaio 2025, il commercio al dettaglio via internet è classificato per prodotto, nella stessa classe del negozio fisico che vende quel prodotto; il gruppo 47.9 è riservato all'intermediazione, cioè a chi facilita le vendite senza diventare proprietario della merce. Il codice esatto si cerca nel navigatore dell'Istat con il commercialista, non si copia da una guida scritta prima del 2025.

Quanto si paga con la partita IVA forfettaria?

Due voci, in quest'ordine: i contributi e l'imposta. Il reddito tassato non è il tuo margine: si ottiene applicando ai ricavi il coefficiente di redditività dell'attività (allegato 2 alla legge 145/2018), che per il commercio all'ingrosso e al dettaglio è il 40%. Da quel reddito si deducono i contributi previdenziali obbligatori versati, e sul risultato si applica un'unica imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni se ricorrono i tre requisiti della nuova attività. I contributi sono quelli della gestione commercianti INPS, con aliquota del 24,48% nel 2026 e un minimale dovuto anche se incassi meno: l'importo è nella circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026.

Chi è in regime forfettario paga l'IVA?

Non la addebita ai clienti e non la detrae sugli acquisti. L'Agenzia delle Entrate scrive che i contribuenti in regime forfetario "non addebitano l'Iva in fattura ai propri clienti né detraggono l'imposta assolta sugli acquisti": sulle tue fatture l'IVA non compare, e quella che paghi al fornitore resta un costo. Restano gli obblighi di numerare e conservare le fatture di acquisto, certificare i corrispettivi, integrare le fatture per cui risulti debitore d'imposta ed emettere e ricevere fatture elettroniche per le operazioni nazionali. Se superi i 100.000 € di ricavi, l'IVA è dovuta dalle operazioni che determinano lo sforamento, nello stesso anno.

Quali sono i vantaggi della partita IVA forfettaria?

Un'unica imposta al posto di IRPEF e addizionali, il 5% invece del 15% nei primi cinque anni quando ci sono i requisiti, niente liquidazioni e niente dichiarazione IVA annuale, niente scritture contabili, nessun indice sintetico di affidabilità fiscale e nessuna ritenuta d'acconto sui tuoi ricavi. I due limiti che pesano su un negozio online sono altrettanto concreti: l'IVA sugli acquisti non si detrae, quindi la merce ti costa il prezzo lordo, e il reddito tassato è il 40% dei ricavi anche quando il margine vero è più basso. Con un margine sotto il 40% il regime resta semplice, ma tassa più di quanto sembri.

Serve la partita IVA per vendere su Shopify?

Sì, alle stesse condizioni di qualsiasi altro canale: se vendi in modo abituale, apri la partita IVA, scegli il codice ATECO, ti iscrivi all'INPS e presenti la SCIA al Comune. Shopify è un negozio tuo, quindi si aggiungono gli obblighi del sito: partita IVA in home page, condizioni di vendita con il diritto di recesso di quattordici giorni, privacy e cookie. Cambiano le tariffe e i sistemi di pagamento, non la burocrazia.