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Il dropshipping è legale in Italia? Partita IVA, tasse e regole

Sì, il dropshipping è legale in Italia. Nessuna legge lo vieta e nessuna lo nomina: per lo Stato è una vendita al dettaglio a distanza, quindi un'attività d'impresa con partita IVA, codice ATECO, contributi INPS, SCIA al Comune e le tutele del Codice del Consumo. La domanda giusta non è "posso?", ma "cosa devo fare per farlo in regola?".

Questa pagina risponde alla seconda domanda con le fonti ufficiali, una per ogni regola: Agenzia delle Entrate, Istat, INPS, Normattiva e le pagine di eBay.it, tutte lette il 5 settembre 2026. Dove una fonte ufficiale non esiste, il numero non c'è. Vale in particolare per due errori che trovi nella maggior parte delle guide italiane: una soglia in euro sotto la quale si potrebbe vendere senza partita IVA, che nessuna norma prevede, e il codice ATECO 47.91.10 presentato come "il codice dell'e-commerce", che dal 2025 indica un'altra attività. Se il modello in sé è nuovo per te, cos'è il dropshipping e come funziona davvero è spiegato nell'articolo dedicato; qui restiamo sulle regole.

Dove il testo descrive un obbligo, passa alla terza persona: sono regole, non consigli.

Perché il dropshipping è un'attività d'impresa

Il dropshipping è comprare per rivendere, e chi compra per rivendere in modo abituale esercita un'impresa. La definizione è nel DPR 633/1972, art. 4: "Per esercizio di imprese si intende l'esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva" delle attività commerciali. Il criterio è l'abitualità, non l'importo. Un'attività organizzata per vendere con continuità, anche piccola, anche accanto a un lavoro dipendente, è un'impresa dal primo giorno. Il testo dell'articolo resta in vigore fino al 31 dicembre 2026; dal 2027 la stessa materia passa nel nuovo Testo unico IVA (D.Lgs. 19 gennaio 2026, n. 10), già pubblicato su Normattiva.

eBay applica lo stesso criterio ai suoi venditori. Nelle regole per i venditori professionali di eBay.it, deve registrarsi come professionale chi svolge un'attività "in modo abituale" ai sensi della normativa IVA, e il primo caso dell'elenco è "Acquisti oggetti per rivenderli". Seguono "Vendi regolarmente grandi quantità di oggetti" e la vendita di merci simili, "specialmente merci nuove". Un dropshipper rientra nel primo caso per definizione.

Da qui discende il punto che le guide sbagliano più spesso. Non esiste una soglia in euro sotto la quale si può fare dropshipping senza partita IVA. La cifra che circola, 5.000 €, non compare né nel DPR 633/1972 né nelle regole di eBay come limite di vendita. Chi vende oggetti propri, usati o dismessi, di norma non esercita un'impresa e non ha bisogno della partita IVA; chi acquista da un fornitore per rivendere a un acquirente la esercita, dalla prima vendita.

Serve la partita IVA per fare dropshipping?

Sì, e per un'impresa commerciale si apre con la Comunicazione Unica alla Camera di Commercio, non con il modello AA9/12. L'Agenzia delle Entrate distingue i due casi: il modello AA9/12 serve a chi avvia un'attività che non richiede l'iscrizione al Registro delle imprese, mentre "per coloro che devono iscriversi al Registro delle imprese" si usa la Comunicazione Unica d'impresa (ComUnica). Il commerciante è tra questi. La dichiarazione di inizio attività va presentata "entro 30 giorni dalla data di inizio attività".

La Comunicazione Unica è un'unica pratica telematica che, con un solo invio al Registro delle imprese, serve anche l'Agenzia delle Entrate per la partita IVA, l'INPS per l'iscrizione previdenziale, l'INAIL dove dovuta e, in via opzionale, il SUAP del Comune per la SCIA. Nella pratica la prepara un commercialista o un intermediario abilitato, con la firma digitale del titolare. Il costo del professionista è il primo costo fisso del negozio, e va nel conto insieme agli altri. Il passo per passo della pratica, dal codice ATECO alla SCIA, è nella guida sulla partita IVA per vendere online.

La Camera di Commercio di Torino, nella scheda sugli adempimenti iniziali del commercio elettronico, ricorda un obbligo che vale anche per chi vende su un marketplace: la partita IVA deve comparire sulla home page del sito di chi vende online (art. 35 DPR 633/1972). Su eBay.it, le regole per i venditori professionali chiedono di esporre nelle inserzioni i dati di contatto completi e la partita IVA.

Quale codice ATECO scegliere nel 2026

Il codice si sceglie nella classificazione ATECO 2025, e nella tabella Istat non esiste più un codice unico per "il commercio via internet". ATECO 2025 è "entrata in vigore" il 1° gennaio 2025 ed è stata "adottata operativamente a partire dall'1 aprile 2025" (Istat, pagina aggiornata il 15 luglio 2026). Le guide scritte prima riportano codici della classificazione precedente.

Il caso del 47.91.10 merita una lettura diretta della tabella. Nella Struttura ATECO 2025 pubblicata dall'Istat, il gruppo 47.9 si chiama "Attività di servizi di intermediazione per il commercio al dettaglio", il codice 47.91.10 indica l'intermediazione "per il commercio al dettaglio non specializzato di articoli di seconda mano" e il 47.91.20 la stessa attività "di prodotti nuovi". Le note esplicative definiscono l'intermediazione come il servizio di chi facilita le transazioni tra acquirenti e venditori "a fronte di un compenso o di una commissione, senza fornire e assumere la proprietà dei beni". E nelle esclusioni di quel gruppo l'Istat rimanda, per ogni prodotto, alla sua classe di commercio al dettaglio: "commercio al dettaglio, incluso commercio al dettaglio via Internet" di cosmetici, di ricambi auto, di prodotti alimentari, e così via.

Tradotto: chi vende via internet un prodotto che acquista e rivende è classificato per il prodotto che vende, come un negozio fisico, non per il canale. Chi invece incassa solo una commissione senza mai diventare proprietario della merce rientra nell'intermediazione del gruppo 47.9. Un dropshipper che compra dal fornitore e fattura all'acquirente sta nel primo caso; la scelta del codice esatto dipende dai prodotti e dalla struttura del contratto con il fornitore, e si fa con il commercialista nel navigatore ufficiale dell'Istat. Questa pagina non stampa "il codice del dropshipping" perché la tabella dell'Istat non lo contiene.

Quante tasse si pagano: il regime forfettario

Per chi parte da zero, il regime forfettario sostituisce IRPEF e addizionali con un'unica imposta del 15%, che scende al 5% nei primi cinque anni se rispetti le condizioni. La scheda dell'Agenzia delle Entrate (ultimo aggiornamento 21 luglio 2026) lo riserva a chi nell'anno precedente ha "conseguito ricavi o percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a 85.000 euro" e ha sostenuto spese "non superiore a 20.000 euro lordi" per lavoro dipendente, accessorio e collaboratori.

L'aliquota del 5% "per i primi cinque anni di attività" vale se il contribuente "non ha esercitato, nei tre anni precedenti, attività artistica, professionale o d'impresa", se la nuova attività non è una "mera prosecuzione" di una precedente, e se, nel caso di un'attività rilevata da altri, i ricavi dell'anno prima non superavano il limite. Chi nell'anno precedente ha percepito redditi di lavoro dipendente "di importo superiore a 30.000 euro (per gli anni 2025 e 2026 il limite è elevato a 35.000 euro)" resta fuori dal regime: il dettaglio conta per chi vuole iniziare accanto a uno stipendio.

Il reddito su cui si calcola l'imposta non è il ricavo. La scheda spiega che il forfettario "determina il reddito imponibile applicando, all'ammontare dei ricavi conseguiti o dei compensi percepiti, il coefficiente di redditività previsto per l'attività esercitata" (allegato 2 alla legge 145/2018), e da quel reddito deduce i contributi previdenziali obbligatori versati. Il coefficiente dipende dal codice ATECO del passo precedente: un altro motivo per sceglierlo bene. Il valore per la tua attività lo leggi nell'allegato o te lo dice il commercialista in cinque minuti; questa pagina non lo riporta perché la scheda dell'Agenzia non lo stampa.

I contributi INPS: il costo che paghi anche se non vendi

Chi apre un'attività commerciale si iscrive alla Gestione commercianti INPS, e i contributi sono dovuti su un reddito minimo anche se il reddito effettivo è più basso. L'iscrizione avviene con la stessa Comunicazione Unica. Per il 2026 l'INPS fissa l'aliquota dei commercianti al 24,48%, cioè il 24% di aliquota pensionistica più lo 0,48% per l'indennizzo in caso di cessazione dell'attività, più un contributo per la maternità di 0,62 € al mese (INPS, notizia del 9 febbraio 2026, circolare n. 14).

La regola che pesa sul dropshipping è un'altra, e la scheda INPS "Aliquote e contributi commercianti" (aggiornata il 12 marzo 2026) la scrive senza giri di parole: la legge definisce un reddito minimo, "comunque dovuto anche se quello effettivo accertato ai fini fiscali risulta inferiore alla soglia prevista (inferiore o negativo)". Il contributo minimo si versa in quattro rate: nel 2026 il 18 maggio, il 20 agosto, il 17 novembre e il 16 febbraio 2027. Sopra il minimale si paga la percentuale sul reddito eccedente. L'importo in euro del minimale e del contributo minimo cambia ogni anno ed è nella circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026: leggilo lì, perché una cifra vecchia su una pagina fiscale vale meno di nessuna cifra.

Il contributo minimo è il numero che decide se il dropshipping ti conviene. Prendi quell'importo e dividilo per il margine unitario del prodotto che vuoi vendere: il risultato è il numero di vendite che devi fare in un anno prima del primo euro di guadagno, imposta esclusa.

La SCIA al Comune e il diritto di recesso

La vendita a distanza è una forma speciale di vendita, soggetta a SCIA presso lo Sportello Unico per le Attività Produttive del Comune. Il D.Lgs. 114/1998, art. 18, sottopone la vendita "per corrispondenza, televisione o altri sistemi di comunicazione" alla segnalazione certificata di inizio attività, vieta di inviare prodotti al consumatore "se non a seguito di specifica richiesta" ed esclude le aste televisive. La Camera di Commercio di Torino conferma che il commercio elettronico rientra in questa forma e va segnalato al SUAP. Chi vende senza la SCIA rischia la sanzione amministrativa pecuniaria dell'art. 22 dello stesso decreto.

Verso l'acquirente, la regola centrale è il recesso. Il Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005, art. 52) dà al consumatore "un periodo di quattordici giorni per recedere da un contratto a distanza", senza dover spiegare il motivo; per i beni, i quattordici giorni partono dal giorno in cui il consumatore "acquisisce il possesso fisico dei beni". Nel dropshipping la responsabilità del reso è tua anche se il pacco è partito dalla Cina, e le regole di eBay.it per i venditori professionali chiedono di informare l'acquirente dei quattordici giorni e di pubblicare condizioni di restituzione. Un margine che non prevede i resi non è un margine.

Le regole di eBay sul dropshipping

eBay consente il dropshipping da un fornitore e vieta di comprare l'oggetto da un altro rivenditore dopo averlo venduto. La politica di eBay.it definisce il drop shipping come il caso in cui "un venditore acquista la merce da un fornitore, che a sua volta si impegna a inviarla direttamente agli acquirenti". Poi traccia il confine: "Non è, invece, consentito mettere in vendita un oggetto e acquistarlo dopo la conclusione della transazione da un altro rivenditore" o da un'altra piattaforma che spedisce al tuo cliente. Le conseguenze elencate sono "la rimozione dell'inserzione", "l'invio di ammonimenti, la limitazione dell'attività o la sospensione dell'account".

Tradotto per l'Italia: la pratica mostrata in molti video, vendere su eBay.it e ordinare su Amazon.it dopo la vendita, è quella vietata. Amazon.it resta utile come riferimento di prezzo; il fornitore deve essere un grossista o un produttore, con un accordo scritto su prezzo unitario, tempi di gestione e resi, come spiega la guida ai fornitori dropshipping in Italia. E la responsabilità non si delega: la stessa pagina ricorda che "è comunque tua responsabilità che l'oggetto venga consegnato integro, nei tempi indicati nell'inserzione". Il percorso completo, dal fornitore all'inserzione, è nella guida per iniziare a fare dropshipping dall'Italia.

Un ultimo punto sulle tariffe, perché è cambiato questo mese. Dal 1° settembre 2026 i venditori privati con indirizzo nello Spazio economico europeo non pagano le tariffe per transazione su eBay.it e hanno 150 inserzioni gratuite al mese. Un venditore professionale paga 0,35 € per ordine, una commissione sul valore finale che varia per categoria (11% nella maggior parte, 12,5% per "Auto: ricambi e accessori") e lo 0,35% di adeguamento normativo; la tabella completa per categoria è nella guida alle commissioni eBay 2026. Il dropshipping sta nella seconda colonna: la gratuità dei privati è per chi vende oggetti propri, e cosa può fare davvero un privato è spiegato nella pagina su vendere su eBay senza partita IVA.

Il dropshipping è redditizio? Il conto con i numeri di eBay.it

È redditizio quando il margine unitario, calcolato con le tariffe italiane, copre i costi fissi che hai appena letto: il commercialista, i contributi INPS e l'imposta. Il modo per saperlo prima di aprire la partita IVA è leggere cosa vende davvero su eBay.it e a che prezzo. Questa tabella mostra le nove categorie principali del marketplace italiano ordinate per sell-through, cioè la percentuale di inserzioni che vendono. I numeri provengono dallo ZIK Marketplace Index (ZMI), che copre 4,7 milioni di inserzioni monitorate su eBay.it, dati al 05/09/2026.

CategoriaPrezzo medioSell-through
Ricambi auto46,43 €80,2%
Casa e giardino36,31 €61,4%
Cosmetici26,99 €48,1%
Elettronica76,16 €42,7%
Giocattoli45,85 €40,2%
Abbigliamento28,38 €34,1%
Gioielli e orologi40,36 €33,4%
Collezionismo26,28 €21,6%
Libri41,69 €17,2%

Per chi deve coprire costi fissi, la lettura è il rapporto tra prezzo medio e sell-through. Ricambi auto ha venduto 182.583 pezzi in 30 giorni contro 227.678 inserzioni attive, quasi un pezzo per inserzione, a 46,43 € di media; Casa e giardino vende di più in assoluto, 477.123 pezzi, ma su 777.684 inserzioni. Libri e Collezionismo, sotto il 22%, sono categorie di invenduto lungo, dove un principiante paga contributi su vendite che non arrivano. Il report sui prodotti più venduti su eBay in Italia espone la tabella completa, con i prodotti e i venditori di ogni categoria.

Il conto su un prodotto reale. Nel pacchetto ZMI del 5 settembre 2026, il primo articolo della categoria Ricambi auto è un olio motore in confezione da 5 litri ("5L LIQUI MOLY 3707 TOP TEC 4200 5W30"), venduto in media a 56,90 €, con 620 pezzi in 30 giorni e 12.109 pezzi venduti in totale. Per un venditore professionale, con la commissione del 12,5% della categoria:

VoceImporto
Prezzo di vendita (media ZMI, Ricambi auto)56,90 €
Commissione sul valore finale 12,5%7,11 €
Tariffa per ordine0,35 €
Adeguamento normativo 0,35%0,20 €
Ricavo netto prima del fornitore49,24 €
Costo del fornitore, spedizione inclusa (ipotesi)42,00 €
Margine unitario7,24 €

Il 12,7% del prezzo resta a te, prima di imposta e contributi. Il costo del fornitore è l'unico numero che inserisci tu, e sposta tutto: a 45,00 € il margine scende a 4,24 €, e un solo reso con la spedizione di ritorno a tuo carico cancella il guadagno di più vendite. Con questo margine, il contributo INPS minimo diviso per 7,24 € è il numero di olii motore che devi vendere prima di guadagnare il primo euro.

Per fare questo conto su una nicchia qualsiasi, prima di aprire la partita IVA, ZIK Analytics mostra i dati di eBay.it dopo aver impostato il marketplace su eBay Italia nelle Quick Settings. Nell'eBay Product Research Tool leggi, per una parola chiave, sell-through, inserzioni, articoli venduti e ricavi degli ultimi 7, 14, 21 o 30 giorni; per chi comincia, ZIK indica come soglia pratica un prodotto con almeno 2 vendite in 7 giorni e meno di 5 concorrenti. Nell'eBay Competitor Research Tool apri un venditore con Scan Seller e leggi il suo sell-through, le inserzioni attive, i pezzi venduti e il prezzo medio nello stesso periodo: se chi vende già quel prodotto sopravvive con i tuoi stessi costi, il margine esiste.

L'eBay Competitor Research Tool: sell-through, inserzioni attive, venduti e prezzo medio di un venditore su 7, 14, 21 o 30 giorni. La scena di esempio mostra il marketplace USA in dollari; con eBay Italia nelle Quick Settings gli stessi campi mostrano i dati di eBay.it in euro

Cosa succede se fai dropshipping senza partita IVA

Succede su tre fronti, e nessuno dei tre dipende da quanto hai incassato. Sul fronte fiscale, un'attività d'impresa abituale senza partita IVA è un'attività non dichiarata: l'Agenzia delle Entrate può ricostruire i ricavi e chiedere imposte, sanzioni e interessi, e dal 2023 i gestori delle piattaforme comunicano all'Agenzia delle Entrate i dati dei venditori che vendono beni tramite loro (DAC7, D.Lgs. 32/2023). Sul fronte commerciale, vendere a distanza senza la SCIA al SUAP espone alla sanzione amministrativa dell'art. 22 del D.Lgs. 114/1998. Sul fronte eBay, un account privato che acquista oggetti per rivenderli viola le regole per i venditori professionali, con le conseguenze che la piattaforma applica alle inserzioni e all'account.

La domanda che precede questa, "posso provare prima da privato per vedere se funziona?", ha una risposta onesta: puoi provare la ricerca, non la vendita. I dati di eBay.it si leggono senza partita IVA e senza inserzioni, e ti dicono se un prodotto ha domanda e margine. La prima inserzione in dropshipping, invece, è già un'attività abituale.

Da dove partire, in ordine

Prima i dati, poi la burocrazia, poi l'inserzione. Scegli una categoria con sell-through alto e prezzo medio che regga le tariffe, trova un prodotto che rispetti la soglia delle 2 vendite in 7 giorni, calcola il margine con le tariffe di eBay.it e il preventivo scritto di un fornitore vero. Solo se il conto regge vai dal commercialista: ATECO 2025 letto nella tabella Istat, Comunicazione Unica con partita IVA e iscrizione INPS, SCIA al SUAP, regime forfettario se hai i requisiti. Poi l'account eBay professionale, con partita IVA e condizioni di reso nelle inserzioni.

ZIK Analytics è una piattaforma multicanale di ricerca prodotti e analisi di mercato: dati di vendita di prima mano da eBay, stime di vendite e traffico dei negozi Shopify, dati sulle inserzioni pubblicitarie di Meta e abbinamento dei fornitori su AliExpress, Alibaba e altri. La prova dura 7 giorni a 1$, e l'app è in inglese. Il dropshipping in Italia è legale, ed è un'impresa: chi lo tratta come tale, dal codice ATECO al margine calcolato prima dell'inserzione, parte con un vantaggio sulla maggior parte di chi lo tratta come un hobby.

Domande frequenti

Cosa succede se faccio dropshipping senza partita IVA?

Chi compra per rivendere esercita un'attività d'impresa abituale, e un'attività d'impresa senza partita IVA è un'attività non dichiarata: l'Agenzia delle Entrate può accertare i ricavi con imposte, sanzioni e interessi. Sul fronte commerciale, la vendita a distanza senza la SCIA al Comune è punita con una sanzione amministrativa pecuniaria (D.Lgs. 114/1998, art. 22). Su eBay, chi acquista oggetti per rivenderli deve registrarsi come venditore professionale: le tariffe azzerate per i privati dal 1° settembre 2026 non riguardano chi fa dropshipping.

Il dropshipping è redditizio?

Dipende dal prodotto e dai costi fissi, non dal modello. Su un olio motore da 56,90 € nella categoria Ricambi auto di eBay.it, le tariffe per un venditore professionale sono circa 7,66 €; resta il costo del fornitore, e poi l'imposta del forfettario e i contributi INPS, che sono dovuti anche in un anno senza utile. Il conto va fatto prima dell'inserzione, con il prezzo medio reale della categoria e le tariffe italiane.

Quali sono i rischi del dropshipping?

Tre, e sono tutti evitabili. Il rischio legale: vendere senza partita IVA, SCIA e diritto di recesso, cioè come se fosse un hobby. Il rischio di account: ordinare su Amazon.it dopo la vendita, che la regola di eBay vieta. Il rischio economico: un margine calcolato senza le tariffe di eBay.it, i resi e i contributi INPS, che trasforma un'attività in regola in una perdita in regola.

Quanti soldi si possono fare con il dropshipping?

Nessuna fonte seria può darti una cifra, e questa pagina non lo fa. Quello che puoi calcolare è il margine unitario: prezzo medio della categoria su eBay.it, meno commissione sul valore finale, 0,35 € a ordine e 0,35% di adeguamento normativo, meno il costo del fornitore. Quel margine, moltiplicato per le vendite che i dati mostrano come realistiche, è il tuo ricavo lordo prima di imposte e contributi.

Posso fare dropshipping come venditore privato su eBay?

No. eBay chiede a chi vende in modo abituale ai sensi della normativa IVA di registrarsi come venditore professionale, e il primo criterio della sua lista è l'acquisto di oggetti per rivenderli. Il dropshipping è esattamente questo. L'account privato, gratuito per le transazioni dal 1° settembre 2026, serve a chi vende oggetti propri.

Serve la SCIA per il dropshipping?

Sì. La vendita al dettaglio per corrispondenza, tramite televisione o altri sistemi di comunicazione, e internet è uno di questi, è una forma speciale di vendita soggetta a segnalazione certificata di inizio attività presso lo Sportello Unico per le Attività Produttive del Comune (D.Lgs. 114/1998, art. 18). Si può presentare con la stessa Comunicazione Unica, prima di iniziare a vendere.