Importare dalla Cina: dazi, IVA e costo reale della merce
Il prezzo che leggi su Alibaba non è il costo della merce. Il costo è quello che hai speso quando il pacco è legalmente in Italia, e dal 1° luglio 2026 quel conto ha una riga in più che nessuna guida italiana scritta prima di quella data contiene: un dazio forfetario di 3 € per articolo, al posto della franchigia sotto i 150 € che è stata soppressa.
Questa pagina fa il conto per intero, passo per passo, con le fonti ufficiali lette il 19 settembre 2026: Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Agenzia delle Entrate e Normattiva. È scritta per chi compra ottanta pezzi, non un container. I risultati che trovi cercando "importare dalla Cina" sono quasi tutti società di consulenza doganale, un ente di certificazione, una camera di commercio e due corrieri: rispondono a chi ha uno spedizioniere a contratto, e le loro cifre sono ferme a un quadro normativo che è cambiato due volte.
Una regola vale per tutta la pagina: dove una fonte ufficiale non esiste, il numero non c'è. Per questo qui non troverai nessuna aliquota di dazio. L'aliquota dipende dalla classificazione tariffaria del tuo prodotto, si legge nella TARIC, e una percentuale inventata su una pagina come questa è il modo più rapido per farti sbagliare un preventivo.
Se il fornitore non lo hai ancora scelto, il lavoro viene prima di questo: come trovare e verificare i fornitori dall'Italia è la guida dedicata, e questa comincia dove quella finisce. Se il modello in sé è nuovo, parti da cos'è il dropshipping e come funziona.
Le due strade, e perché cambiano tutto il conto
Prima di qualsiasi calcolo devi sapere chi presenta la merce in dogana, perché da lì discende chi paga cosa.
Se importi stock, compri una quantità, la merce arriva in Italia e il dichiarante sei tu o il tuo spedizioniere. Paghi dazio e IVA all'importazione alla dogana, sulle basi imponibili che i passi qui sotto calcolano. È il caso a cui è dedicata la parte centrale di questa pagina.
Se fai dropshipping, la merce parte dal fornitore e arriva direttamente al tuo acquirente. Di norma il dichiarante non sei tu. L'Agenzia delle Dogane elenca i soggetti obbligati al pagamento del dazio così: "venditore o importatore", "titolare IOSS", "utilizzatore di regimi speciali", "rappresentante indiretto". La domanda da fare al fornitore per iscritto è una sola, ed è la stessa che vale per il dazio da 3 €: quel costo è già dentro il prezzo che mi fai, o arriva al mio acquirente alla consegna?
Sul fronte IVA c'è una regola che molti venditori scoprono tardi. Se vendi tramite una tua interfaccia elettronica, l'art. 2-bis del DPR 633/1972 ti considera "cessionario e rivenditore" dei beni, cioè fornitore presunto. L'Agenzia delle Entrate ha applicato questo schema esattamente al dropshipping nella risposta a interpello n. 74 del 16 gennaio 2023: l'operazione si scompone in due, la prima tra il fornitore extra UE e la piattaforma "non verrà assoggettata ad imposta in quanto fuori campo IVA per difetto di territorialità", la seconda verso l'acquirente finale "sarà la cessione alla quale viene assegnato il trasporto e, pertanto, imponibile ad IVA da dichiarare e versare attraverso il portale dedicato". Il portale è lo IOSS, con dichiarazione mensile. Con un numero IOSS valido e un valore intrinseco entro i 150 €, alla dogana l'IVA non si paga: è stata già incassata dall'acquirente al momento della vendita.
Passo 1: Stabilisci il valore in dogana
Il valore in dogana non è il prezzo che paghi al fornitore. È quel prezzo più il trasporto fino al confine dell'Unione europea.
L'Agenzia delle Dogane definisce la base di partenza: "La base primaria per determinare il valore in dogana delle merci è il valore di transazione, cioè il prezzo effettivamente pagato o da pagare per le merci quando sono vendute per l'esportazione verso il territorio doganale dell'Unione, eventualmente adeguato".
L'adeguamento è nell'art. 71 del Codice doganale dell'Unione, che aggiunge al prezzo "le seguenti spese fino al luogo d'introduzione delle merci nel territorio doganale dell'Unione: i) le spese di trasporto e di assicurazione delle merci importate; e ii) le spese di carico e movimentazione connesse al trasporto delle merci importate". L'art. 72 chiude il cerchio dall'altro lato: non si includono "le spese di trasporto delle merci importate dopo il loro ingresso nel territorio doganale dell'Unione".
Tradotto: il nolo dalla Cina al porto o all'aeroporto europeo entra nel valore in dogana, la consegna dall'hub italiano al tuo magazzino no.
Accanto al valore in dogana ne esiste un secondo, che serve a una cosa diversa e va tenuto distinto: il valore intrinseco. È quello che decide se la spedizione sta sotto la soglia dei 150 €, e l'Agenzia delle Dogane lo definisce come "il prezzo delle merci stesse quando sono vendute per l'esportazione verso il territorio doganale dell'Unione, esclusi i costi di trasporto e assicurazione, a meno che siano inclusi nel prezzo e non indicati separatamente sulla fattura". Quella condizione finale pesa: se il fornitore ti fa un prezzo tutto compreso senza separare il trasporto in fattura, il nolo entra nel valore intrinseco e può spingerti oltre la soglia.
Passo 2: Aggiungi il dazio, e guarda da che parte dei 150 € sei
Dal 1° luglio 2026 la franchigia dai dazi per le spedizioni fino a 150 € è stata soppressa e sostituita da un dazio forfetario temporaneo di 3 € per articolo. L'Agenzia delle Dogane lo scrive in due righe: "è soppressa la franchigia dai dazi per spedizioni fino a 150€", "è introdotto un dazio forfetario temporaneo di 3€ per articolo". Si applica alle merci "vendute a distanza (e-commerce)", "spedite da Paesi terzi", con "valore intrinseco complessivo non superiore a 150€ per spedizione". La misura vale "dal 1° luglio 2026 al 1° luglio 2028" e il riferimento normativo indicato è il Regolamento (UE) 2026/382, con la circolare ADM 17/2026 per la parte dichiarativa.
Qui c'è il punto che quasi nessuno spiega: i 3 € sono per tipologia di articolo, non per pezzo. Il calcolo, dice l'Agenzia, "si basa sulla tipologia di articolo (classificazione tariffaria)", e il suo esempio è inequivocabile.
| Contenuto della spedizione | Articoli | Dazio |
|---|---|---|
| 5 magliette | 1 | 3,00 € |
| 1 maglietta più 1 orologio | 2 | 6,00 € |
La circolare 17/2026 lo conferma dal lato tecnico: "il raggruppamento di articoli non è consentito quando si applica il dazio doganale temporaneo di 3 EUR", e il dazio si applica "per linea di dichiarazione indipendentemente dalla quantità (numero di articoli) indicate in tale linea di dichiarazione".
Sopra i 150 € di valore intrinseco il forfait non c'è: si applica l'aliquota ordinaria della tariffa doganale sul valore in dogana calcolato al passo 1. La soglia quindi non è una scala graduale, è un gradino, e vale la pena sapere da che parte cade il tuo ordine prima di aggiungere l'ultimo pezzo al carrello.
L'aliquota la trovi nella TARIC, la tariffa doganale integrata che l'Agenzia delle Dogane mette a disposizione come "Servizio a libero accesso". Una avvertenza pratica, perché la pagina stessa la dà: lo strumento è datato e chiede di usare "il browser Edge in modalità Internet Explorer". Se non vuoi navigarlo, la classificazione tariffaria è esattamente il genere di cosa per cui si paga uno spedizioniere.
Due misure che non sono questa, e che vengono confuse di continuo. La prima è la tassa di gestione proposta dall'Unione: l'Agenzia avverte che "è una tassa e non un dazio doganale", che l'introduzione "è prevista per il mese di novembre 2026" e che "il suo importo verrà stabilito con apposita norma dell'Unione Europea", quindi oggi non è quantificabile. La seconda è il contributo nazionale da 2 €, che ha una sezione dedicata più avanti perché la sua storia è istruttiva.
Passo 3: Calcola l'IVA all'importazione
L'IVA si calcola sul valore in dogana aumentato dei dazi: paghi cioè l'IVA anche sul dazio.
La regola è nell'art. 69 del DPR 633/1972, nel testo in vigore fino al 31 dicembre 2026: "L'imposta è commisurata, con le aliquote indicate nell'articolo 16, al valore dei beni importati determinato ai sensi delle disposizioni in materia doganale, aumentato dell'ammontare dei diritti doganali dovuti, ad eccezione dell'imposta sul valore aggiunto, nonché dell'ammontare delle spese di inoltro fino al luogo di destinazione all'interno del territorio della Comunità che figura sul documento di trasporto".
L'aliquota ordinaria è il 22% (art. 16 del DPR 633/1972; l'Agenzia delle Entrate: "In Italia l'aliquota ordinaria Iva è del 22%"). Alcune categorie hanno aliquote ridotte, ma sui beni di consumo tipici dell'import cinese la regola è il 22%.
Una precisazione che cancella un mito resistente: la franchigia IVA sotto i 22 € non esiste dal 1° luglio 2021. L'Agenzia delle Entrate lo scrive senza margini: "Dal 1° luglio 2021 l'IVA sarà dovuta su tutti i beni commerciali importati nell'UE indipendentemente dal loro valore". Ogni contenuto che racconta di pacchetti che arrivano puliti perché costano poco è vecchio di cinque anni. E l'imposta, dice sempre l'Agenzia, si applica "sulle importazioni da chiunque effettuate".
Una nota sulla scadenza di queste norme, perché è vicina e conta. Gli articoli 16, 19 e 69 del DPR 633/1972 sono in vigore fino al 31 dicembre 2026: dal 1° gennaio 2027 la materia passa al nuovo Testo unico IVA approvato con il D.Lgs. 19 gennaio 2026, n. 10. Le regole citate qui valgono per gli ordini che fai oggi; il testo della norma che le sostituirà non è ancora leggibile in forma consolidata, e questa pagina non anticipa cosa dirà.
Passo 4: Controlla se quell'IVA te la riprendi
Questa è la riga che separa due venditori con lo stesso ordine e due costi diversi, ed è la ragione per cui un conto copiato da un articolo americano non ti serve.
Chi è in regime ordinario detrae l'IVA pagata in dogana. L'art. 19 del DPR 633/1972 la rende detraibile quando l'imposta è "assolta o dovuta dal soggetto passivo" in relazione a "beni ed ai servizi importati o acquistati nell'esercizio dell'impresa, arte o professione". Il documento su cui si fonda la detrazione è la bolletta doganale, che va annotata nel registro IVA acquisti. Per chi è in regime ordinario, quindi, il 22% è un'uscita di cassa temporanea, non un costo.
Chi è in regime forfettario no. L'Agenzia delle Entrate, nella risposta n. 74/2023, è netta: "I contribuenti in esame sono esclusi dal diritto a detrarre l'imposta assolta, dovuta o addebitata sulle importazioni afferenti alle operazioni attive dagli stessi effettuate". Gli stessi contribuenti, precisa la risposta, "possono effettuare importazioni di beni applicando le regole ordinariamente previste per tali categorie di operazioni": pagano come tutti, e non recuperano niente.
Dato che il forfettario è il regime con cui inizia la maggior parte dei piccoli venditori italiani, questa è, in pratica, la condizione normale di chi legge. Il 22% è costo pieno, e va messo dentro il prezzo di vendita prima di decidere se un prodotto ha margine. Il quadro completo su regimi, contributi e adempimenti è nella guida sulla partita IVA per vendere online; se invece ti stai ancora chiedendo quali obblighi faccia scattare questa attività, la risposta è in dropshipping legale in Italia.
Passo 5: Decidi cosa importare prima di pagare il fornitore
L'ordine giusto è: prima verifichi che il prodotto venda e a che prezzo, poi fai il conto del costo sbarcato, poi compri. Invertire questi passaggi è il modo classico di ritrovarsi con ottanta pezzi in casa.
La domanda "cosa importare dalla Cina per guadagnare" non ha una lista come risposta, e chi te ne dà una sta vendendo un corso. Ha un metodo: guardare quanto si è venduto davvero di quel prodotto, a che prezzo medio, e con quanta concorrenza, sul marketplace su cui vendi tu.
Su eBay questo lavoro si fa con dati di vendita reali. Nell'eBay Product Research Tool di ZIK apri lo strumento dall'icona Product Research nella barra laterale sinistra, scegli il marketplace, inserisci la parola chiave e imposti i filtri disponibili, tra cui Exclude phrase, Marketplace, Feedback, Price e l'intervallo di date di vendita a 7, 14, 21 o 30 giorni. Il risultato riporta Sell-through, Listings, Sold Items e Sale Earnings: quante inserzioni ci sono, quante hanno venduto, quanto hanno incassato. È quello che ti serve per sapere se il prodotto che stai per importare ha una domanda misurata e non solo un bel prezzo all'ingrosso.
C'è un motivo specifico per cui il dazio forfetario rende questo passo più importante di prima. Tre euro sono un importo fisso, e un importo fisso pesa in percentuale molto di più su un articolo economico. Questa tabella mette il dazio accanto al prezzo medio di vendita delle nove categorie principali di eBay.it, per far vedere dove un singolo pacco in dropshipping si mangia il margine prima ancora delle commissioni.
I numeri provengono dallo ZIK Marketplace Index (ZMI), che copre 4,7 milioni di inserzioni monitorate su eBay.it, dati al 05/09/2026.
| Categoria eBay.it | Prezzo medio di vendita | Peso di 3 € di dazio |
|---|---|---|
| Collezionismo | 26,28 € | 11,4% |
| Cosmetici | 26,99 € | 11,1% |
| Abbigliamento | 28,38 € | 10,6% |
| Casa e giardino | 36,31 € | 8,3% |
| Gioielli e orologi | 40,36 € | 7,4% |
| Libri | 41,69 € | 7,2% |
| Giocattoli | 45,85 € | 6,5% |
| Ricambi auto | 46,43 € | 6,5% |
| Elettronica | 76,16 € | 3,9% |
La lettura non è "evita i Cosmetici". È che in quelle categorie il dropshipping pezzo per pezzo dalla Cina parte con un handicap di circa un decimo del prezzo di vendita, e che lo stesso prodotto importato a stock lo azzera quasi del tutto. Quanto costa il resto della vendita, cioè commissione sul valore finale, tariffa per ordine e adeguamento normativo, è nella guida alle commissioni di eBay.it.
Il conto completo su un ordine reale
Mettiamo insieme i passi su un caso concreto. Il prodotto è una scheda di memoria micro SD, uno degli articoli più venduti nell'Elettronica di eBay.it: nel pacchetto ZMI del 5 settembre 2026 una di queste inserzioni ha un prezzo medio di 6,99 € e 288 pezzi venduti in 30 giorni. L'ordine è di 80 pezzi a 1,80 € l'uno, con 45,00 € di trasporto e assicurazione fino al confine dell'Unione, fatturati a parte. Il prezzo del fornitore e il nolo sono ipotesi: sono gli unici due numeri che metti tu, e tutto il resto discende da loro.
Il valore intrinseco è 144,00 €, cioè la sola merce, sotto la soglia dei 150 €.
| Voce | Importo | Da dove viene |
|---|---|---|
| Merce, 80 pezzi a 1,80 € | 144,00 € | fattura del fornitore |
| Trasporto e assicurazione fino al confine UE | 45,00 € | art. 71 CDU |
| Valore in dogana | 189,00 € | somma delle due righe |
| Dazio forfetario, 1 articolo | 3,00 € | ADM, spedizione entro i 150 € |
| Base imponibile IVA | 192,00 € | art. 69 DPR 633/1972 |
| IVA 22% | 42,24 € | art. 16 DPR 633/1972 |
| Esborso totale | 234,24 € |
Da qui escono i due numeri che contano davvero, e sono diversi a seconda del tuo regime. Se sei in regime ordinario recuperi l'IVA, quindi il costo del prodotto è 192,00 € diviso 80, cioè 2,40 € a pezzo. Se sei in forfettario l'IVA resta lì, quindi il costo è 234,24 € diviso 80, cioè 2,93 € a pezzo. Su un articolo che vendi a 6,99 € quella differenza vale 53 centesimi a pezzo, cioè il 7,6% del prezzo di vendita, e su questo ordine 42,24 € in tutto.
Il dazio, in questo scenario, è la voce più piccola della tabella. Ed è esattamente il punto: cambia forma a seconda di come compri.
| Pezzi nella spedizione | Dazio della spedizione | Dazio per pezzo |
|---|---|---|
| 1, cioè un ordine in dropshipping | 3,00 € | 3,00 € |
| 10 | 3,00 € | 0,30 € |
| 80 | 3,00 € | meno di 0,04 € |
Una precisazione sull'ambito, perché la pagina non deve farti concludere più di quanto le fonti dicano: l'Agenzia delle Dogane descrive il dazio forfetario come applicabile alle merci "vendute a distanza (e-commerce)" spedite da Paesi terzi. Se il tuo ordine di stock rientri in quella definizione dipende da come la vendita è conclusa e da come viene dichiarata, ed è una domanda da fare allo spedizioniere prima della partenza, non dopo lo sdoganamento.
Il contributo da 2 € rinviato al 1° dicembre 2026
Esiste una quarta voce di costo, è legge dello Stato, e oggi non si paga. Vale la pena raccontarla per intero perché è il caso da manuale in cui la pagina informativa di un'amministrazione e la norma dicono due cose diverse.
La legge di bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199, art. 1 commi 126 e seguenti) ha istituito "un contributo alla copertura delle spese amministrative correlate agli adempimenti doganali relativi alle spedizioni di modico valore provenienti da Paesi terzi", applicabile alle spedizioni provenienti da fuori dall'Unione e "di valore dichiarato non superiore a 150 euro". L'importo è "pari a 2 euro per ciascuna spedizione", riscosso dagli uffici doganali all'importazione definitiva. Il debitore è il dichiarante.
Due differenze rispetto al dazio da 3 €, entrambe rilevanti. La prima: il contributo è per spedizione, non per articolo. La seconda: non è un dazio, e l'Agenzia delle Dogane precisa che "non è da considerarsi un diritto doganale e non deve essere incluso nella base imponibile ai fini IVA", quindi non entra nel calcolo del passo 3. È anche più largo nell'ambito, perché riguarda le spedizioni ai consumatori, quelle agli operatori commerciali e perfino i pacchi tra privati.
La decorrenza è stata rinviata tre volte. Il decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38 l'ha spostata una prima volta; il decreto-legge 26 giugno 2026, n. 107 ha sostituito "1° luglio 2026" con "1° ottobre 2026"; e il decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162, in vigore dal 18 settembre 2026, ha sostituito "1° ottobre 2026" con "1° dicembre 2026".
Qui sta la parte da sapere: la circolare 17/2026 dell'Agenzia delle Dogane, del 25 giugno 2026, è ancora ferma alla data precedente e scrive che dal 1° ottobre il contributo "sarà liquidato direttamente in dichiarazione". È la fonte operativa più recente dell'amministrazione, ed è superata dalla norma. Quando una pagina istituzionale e un decreto dicono cose diverse, vale il decreto. La stessa circolare, per inciso, si copre con la formula "fatte salve ulteriori proroghe", e il decreto-legge 162/2026 deve ancora essere convertito in legge: un quarto rinvio è possibile. Per un ordine che parte oggi il contributo non si paga; per uno che sdogana a dicembre, va messo nel conto come 2 € a spedizione e riverificato prima di partire.
Quali documenti servono, e chi li prepara
La merce entra in Italia con una dichiarazione doganale, che vincola i beni a un regime. L'Agenzia delle Dogane distingue le fasi di registrazione, accettazione e controllo, e precisa che "L'accettazione della dichiarazione è notificata al dichiarante attraverso l'attribuzione del numero di registrazione Master Reference Number (MRN)": se stai seguendo una spedizione, l'MRN è il codice che dimostra che la dichiarazione esiste.
Per costruirla servono gli elementi che identificano la merce e ne determinano il valore, e nella pratica arrivano da tre documenti del fornitore: la fattura, il documento di trasporto e i dati che permettono di classificare il prodotto nella tariffa. Il tracciato usato cambia con il tipo di spedizione, tra i modelli H1, H6 e H7 previsti per l'importazione.
Una cosa che questa pagina volutamente non fa è elencare i codici documento da indicare in dichiarazione. Circolano liste di codici alfanumerici copiate da un sito all'altro: non è stato possibile verificarli sulle tabelle ufficiali dell'Agenzia, e un codice errato su una dichiarazione doganale è un problema che ricade su di te. Se importi stock, questa parte la fa lo spedizioniere ed è parte di ciò che paghi.
Serve poi il codice EORI, che l'Agenzia delle Dogane descrive come "un unico codice di identificazione doganale (codice EORI) dell'operatore economico riconosciuto da tutte le autorità doganali comunitarie". La buona notizia per chi comincia: non c'è una pratica da fare in anticipo, perché "Gli operatori economici stabiliti in Italia sono registrati automaticamente all'atto della presentazione della prima dichiarazione doganale se questi sono soggetti identificati in anagrafe tributaria".
Infine una data da segnare: dal 1° novembre 2026 diventa obbligatorio, scrive l'Agenzia, "l'utilizzo dei codici identificativi del prodotto (PID)", facoltativi dal 1° luglio 2026. È un obbligo che ricade sulla dichiarazione, quindi sul fornitore o sullo spedizioniere, ma è una domanda legittima da fare a un fornitore nuovo prima di novembre.
Gli errori che costano di più
- Calcolare il margine sul prezzo del fornitore. Il costo è quello sbarcato: merce, nolo fino al confine UE, dazio e, se sei in forfettario, IVA. Sull'esempio qui sopra la differenza tra i due numeri è il 63% del prezzo di acquisto.
- Dare per scontato di recuperare l'IVA. Se sei in forfettario non la recuperi, e lo dice l'Agenzia delle Entrate.
- Credere che sotto una certa cifra non si paghi niente. Le franchigie sono state abolite tutte e due: quella IVA nel 2021, quella doganale nel 2026.
- Ignorare da che parte dei 150 € cade la spedizione. Sotto la soglia il dazio è forfetario; sopra si applica l'aliquota di tariffa sul valore in dogana intero.
- Non chiedere al fornitore chi dichiara e chi paga. In dropshipping il dazio è del dichiarante: se nessuno lo ha pagato a monte, lo trova il tuo acquirente alla consegna, e quello è un reso e una valutazione negativa insieme.
Da dove cominciare
Fai il conto prima di ordinare, in quest'ordine: verifica che il prodotto venda sul marketplace su cui vendi tu; chiedi al fornitore il prezzo unitario e il nolo indicati separatamente in fattura; somma merce e trasporto fino al confine UE per avere il valore in dogana; guarda se il valore intrinseco sta entro i 150 € e aggiungi 3 € per articolo oppure l'aliquota TARIC; calcola il 22% sul totale comprensivo di dazio; e dividi per la quantità sapendo se quell'IVA la detrarrai o no. Se il margine regge a quel numero, l'ordine ha senso. Se regge solo al prezzo di Alibaba, non ce l'ha.
Il percorso completo per chi parte da zero, dalla partita IVA alla prima inserzione, è in come iniziare a fare dropshipping in Italia.
ZIK Analytics è una piattaforma multicanale di ricerca prodotti e analisi di mercato: dati di vendita di prima mano da eBay, stime di vendite e traffico dei negozi Shopify, dati sulle inserzioni pubblicitarie di Meta (Facebook e Instagram) e abbinamento dei fornitori su Amazon, Walmart, AliExpress, Alibaba e CJ. La prova dura 7 giorni a 1$, e l'app è in inglese. Sulla dogana non ti aiuta nessuno strumento: quella parte è aritmetica e fonti ufficiali, ed è il motivo per cui questa pagina è fatta di citazioni e di date.
Domande frequenti
Quanto costa importare merce dalla Cina?
Il costo sbarcato è la somma di quattro voci: il prezzo del fornitore, il trasporto e l'assicurazione fino al confine dell'Unione europea, il dazio e l'IVA all'importazione. Su un ordine reale di 80 schede di memoria a 1,80 € l'una, con 45,00 € di trasporto, il conto è 144,00 € di merce più 45,00 € di trasporto uguale 189,00 € di valore in dogana, più 3,00 € di dazio forfetario uguale 192,00 € di base imponibile, più 42,24 € di IVA al 22%: 234,24 € in tutto, cioè 2,93 € a pezzo. Se sei in regime ordinario e detrai l'IVA, il costo scende a 2,40 € a pezzo.
Cosa serve per importare dalla Cina?
Una partita IVA, perché chi compra per rivendere in modo abituale esercita un'impresa, e un codice EORI, che identifica l'operatore verso tutte le dogane dell'Unione. L'EORI non va richiesto in anticipo: l'Agenzia delle Dogane scrive che gli operatori economici stabiliti in Italia sono registrati automaticamente alla presentazione della prima dichiarazione doganale, se sono identificati in anagrafe tributaria. Nella pratica quasi tutti i piccoli venditori si appoggiano a uno spedizioniere, che presenta la dichiarazione per loro.
Cosa importare dalla Cina per guadagnare?
La domanda giusta viene prima dell'acquisto, non dopo: quanto si vende e a che prezzo il prodotto che stai per comprare. Il dazio forfetario da 3 € cambia la risposta, perché è un importo fisso e pesa in percentuale molto di più sugli articoli economici. Sui prezzi medi di eBay.it, 3 € sono l'11,1% di una vendita media nei Cosmetici e il 3,9% nell'Elettronica. Se importi stock, il peso si spalma sulla quantità; se fai dropshipping con un pacco per ordine, lo paghi intero su ogni vendita.
Quali documenti sono necessari per importare in Italia dalla Cina?
La merce entra con una dichiarazione doganale, che vincola i beni a un regime e viene accettata con l'assegnazione di un Master Reference Number (MRN). Per compilarla servono gli elementi che identificano la merce e ne determinano il valore: la fattura del fornitore, il documento di trasporto e la classificazione tariffaria del prodotto. Questa pagina non elenca i codici documento del tracciato doganale perché non è stato possibile verificarli sulle tabelle ufficiali, e un codice sbagliato su una dichiarazione è un problema che paghi tu.
Devo pagare l'IVA se compro dalla Cina sotto i 22 €?
Sì. La franchigia IVA sotto i 22 € è stata abolita il 1° luglio 2021. L'Agenzia delle Entrate lo scrive così: dal 1° luglio 2021 l'IVA è dovuta su tutti i beni commerciali importati nell'UE indipendentemente dal loro valore. Le guide che parlano ancora di pacchi che arrivano senza imposte sono ferme a prima di quella data.
Conviene di più importare stock o fare dropshipping dalla Cina?
Dipende dal prezzo dell'articolo, e dal 1° luglio 2026 il dazio forfetario ha spostato l'equilibrio. Su una spedizione unica di 80 pezzi i 3 € si dividono per 80 e valgono 4 centesimi a pezzo; in dropshipping ogni ordine è una spedizione a sé e paga 3 € pieni. Su un articolo che vendi a 27 € è l'11% del prezzo, prima delle commissioni del marketplace e del costo del fornitore. Lo stock però richiede capitale anticipato e ti lascia la merce invenduta: il conto va fatto sui tuoi numeri, non in astratto.