Aprire un e-commerce in Italia: costi, canali e regole
Aprire un e-commerce in Italia non è scegliere una piattaforma: è mettere in fila cinque decisioni, e la piattaforma è la meno importante delle cinque. Cosa vendi e se qualcuno lo compra già, con quale canale parti, quanto ti costa il primo mese in euro, quale posizione fiscale ti serve e cosa deve esserci sul sito perché sia in regola. Questa pagina le percorre in quest'ordine, con i numeri veri di eBay.it e di Shopify letti l'8 settembre 2026 e con le norme italiane citate una per una.
Vale la pena guardare chi risponde a questa domanda. Cercando "aprire un ecommerce" a settembre 2026, i primi risultati sono Wix e Shopify, che vendono la piattaforma, Fiscozen e Fatture in Cloud, che vendono la contabilità, SumUp, che vende i pagamenti, e Confcommercio. Ognuno vende esattamente la cosa che la sua pagina consiglia, e nessuno mette a confronto la strada del marketplace con quella del sito tuo in euro, perché nessuno di loro guadagna dalla prima.
Il confronto si può fare, e cambia la risposta per la maggior parte di chi parte da zero.
Marketplace o negozio tuo: la differenza che decide tutto
Le due strade non si distinguono per il software, ma per una domanda sola: chi porta l'acquirente. Su un marketplace il pubblico c'è già e paghi una percentuale su ogni vendita. Su un negozio tuo non paghi percentuali a nessun marketplace, e ogni singolo visitatore devi portarlo tu, comprandolo o costruendolo nel tempo.
| Voce | Marketplace (eBay.it) | Negozio tuo (Shopify) |
|---|---|---|
| Costo fisso mensile | 0 € | da 24 € al mese |
| Costo per vendita | 0 € da privato nel SEE; da professionale la percentuale di categoria | tariffa carta 1,6% più 0,25 € |
| Chi porta il cliente | il marketplace | tu, a pagamento |
| Obblighi verso chi compra | sulla piattaforma | tuoi |
Le voci per esteso: sul marketplace un venditore professionale paga la percentuale della categoria più 0,35 € per ordine e lo 0,35% di adeguamento normativo, e il Negozio eBay con abbonamento resta facoltativo; sul negozio tuo, oltre all'abbonamento e alla tariffa carta, c'è un 2% aggiuntivo sul piano Basic se incassi con un gestore diverso da Shopify Payments. Gli obblighi verso l'acquirente, dalle informazioni obbligatorie al diritto di recesso, sul marketplace sono in gran parte gestiti dalla piattaforma e sul sito tuo sono interamente tuoi.
Le due colonne rispondono a due momenti diversi della stessa attività. Il marketplace è dove impari a vendere con il rischio più basso possibile, perché la domanda esiste già e il costo di partenza può essere zero. Il negozio tuo è dove tieni il cliente, il margine più alto e il marchio, e ha senso quando sai già cosa vende, a che prezzo e con quale margine. Chi salta il primo passo compra traffico per un prodotto che nessuno ha ancora dimostrato di volere.
Passo 1: Verifica che quello che vuoi vendere si venda già
Il primo passo non costa niente e salva i tre successivi: guarda quanto si è venduto negli ultimi 30 giorni di quello che vorresti vendere, a quale prezzo, contro quante inserzioni concorrenti. È l'unica cosa che puoi sapere con certezza prima di spendere un euro, e su un marketplace è osservabile perché le vendite passate sono pubbliche.
L'ordine di grandezza del mercato italiano aiuta a capire perché la verifica ha senso proprio lì. I numeri provengono dallo ZIK Marketplace Index (ZMI), che copre 4,7 milioni di inserzioni monitorate su eBay.it, dati al 05/09/2026. Nelle nove categorie principali monitorate, 2.356.512 inserzioni attive hanno prodotto 1.146.568 vendite in 30 giorni, a un prezzo medio di 41,99 €. Questo è il pubblico che su un marketplace è già davanti alla vetrina; su un dominio nuovo, il primo giorno, i visitatori sono zero.
Gli strumenti per questa verifica sono due, e conviene conoscerli entrambi. Il primo è eBay stessa: la ricerca dei venduti mostra a quale prezzo un articolo è passato di mano nelle ultime settimane, gratis e senza registrazioni. Il secondo serve quando devi confrontare decine di idee invece di una: in ZIK Analytics l'eBay Product Research Tool restituisce per una parola chiave il sell-through, cioè la percentuale di inserzioni che vende, le inserzioni concorrenti, i pezzi venduti e i Sale Earnings del periodo scelto, con i filtri su marketplace, prezzo e feedback del venditore. L'app è in inglese. Se non sai da dove cominciare a cercare, la guida su cosa vendere online in Italia parte dalle categorie con i numeri, e il report sui prodotti più venduti su eBay.it mostra cosa sta vendendo adesso.
Quello che non devi fare al primo passo è scegliere per gusto. Un prodotto che ti piace e che nessuno cerca ti costa gli stessi soldi di uno che vende, e te ne accorgi tre mesi dopo.
Passo 2: Scegli il canale con cui parti
La scelta del canale non è definitiva e non è esclusiva: è la scelta di dove fai i primi cento ordini. Per la maggior parte di chi parte in Italia la risposta è il marketplace, per un motivo aritmetico prima che strategico.
Da venditore privato con indirizzo registrato nello Spazio economico europeo, su eBay.it non paghi tariffe per transazione: né la commissione sul valore finale né la tariffa per l'adeguamento normativo, con 150 inserzioni gratuite al mese e 0,35 € per ogni inserzione oltre la quota. La pagina ufficiale delle tariffe dichiara di essere stata aggiornata il 1° settembre 2026 con queste condizioni. Attenzione al confine: questa colonna vale per chi vende le proprie cose, non per chi compra merce da rivendere.
Chi compra per rivendere è un venditore professionale e paga la commissione sul valore finale della categoria, 0,35 € per ordine e lo 0,35% di adeguamento normativo. Le percentuali cambiano molto: 11% nella maggior parte delle categorie, 12,5% sui ricambi auto, 6,5% sui dispositivi tech. La guida alle commissioni di eBay riporta le due tabelle per intero e le trasforma in euro sui prezzi medi reali di ogni categoria.
L'alternativa al marketplace non è solo il sito: puoi vendere in dropshipping, cioè senza comprare la merce in anticipo perché la spedisce il fornitore, e puoi farlo sia sul marketplace sia su un negozio tuo. Cambia il capitale iniziale, non gli obblighi fiscali né la necessità di verificare la domanda. Se la strada che ti interessa è il negozio tuo con la merce di un fornitore, il confronto dettagliato dei costi sta nella guida al dropshipping con Shopify in Italia, e la verifica di chi ti fornisce nella guida ai fornitori dropshipping in Italia.
Passo 3: Fai il conto del primo mese, in euro
Il costo di aprire non è il costo di mantenere, e la seconda cifra è quella che decide se resisti fino alla prima vendita. I piani di Shopify Italia, dalla pagina prezzi ufficiale letta l'8 settembre 2026, con la fatturazione annuale:
| Piano | Al mese (fatturazione annuale) | Tariffa carta online |
|---|---|---|
| Basic | 24 € | 1,6% + 0,25 € |
| Grow | 69 € | 1,5% + 0,25 € |
| Advanced | 289 € | 1,4% + 0,25 € |
C'è una voce che quasi nessuno conta: se incassi con un gestore di pagamento diverso da Shopify Payments, Shopify applica una commissione di transazione del 2% sul piano Basic, che si somma a quella del tuo gestore. E c'è una voce che nessun listino contiene, cioè la pubblicità: su un sito nuovo, senza pubblico, ogni visitatore si compra. È questa la ragione per cui due negozi con lo stesso abbonamento hanno costi mensili che differiscono di dieci volte.
Il conto sul marketplace è più corto. Da privato: zero sulla transazione, fino a 150 inserzioni. Da professionale su un articolo da 41,99 €, che è il prezzo medio delle nove categorie principali di eBay.it, con la commissione standard dell'11% e senza contare la spedizione: 4,62 € di commissione, 0,35 € per l'ordine, 0,15 € di adeguamento normativo, in totale 5,12 €. Da lì togli il costo del fornitore e la spedizione, e quello che resta è il margine vero.
Adesso il confronto vero, sullo stesso articolo da 41,99 €. Sul negozio Basic paghi solo la tariffa carta, 1,6% più 0,25 €, cioè 0,92 €: il negozio tuo trattiene 4,20 € in più per ordine. L'abbonamento costa 24 € al mese, quindi servono sei ordini al mese solo per pareggiarlo, prima di aver comprato un singolo clic di pubblicità. Da lì in poi ogni euro speso per portare un visitatore va sottratto a quei 4,20 €.
Un'ultima voce, spesso dimenticata nel primo mese: il commercialista. Per un'attività abituale non è facoltativo, e il suo costo va messo nel conto insieme ai contributi.
Passo 4: Apri la partita IVA e metti in regola l'attività
Se compri merce per rivenderla, sei impresa dalla prima vendita: non esiste una soglia in euro. L'art. 4 del DPR 633/1972 definisce l'esercizio di imprese come "esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, delle attività commerciali": conta il modo, non l'importo. I 5.000 € di cui si legge ovunque vengono da un'altra norma: l'art. 44 del D.L. 269/2003 iscrive alla gestione separata INPS chi svolge lavoro autonomo occasionale solo se il reddito annuo di quelle attività supera quella cifra. Riguarda le prestazioni di servizi, non la vendita di beni, e non è un limite di vendita.
Gli adempimenti, nell'ordine in cui si affrontano:
| Adempimento | Dove | Quando |
|---|---|---|
| Partita IVA e codice ATECO 2025 | Agenzia delle Entrate | prima di vendere |
| Registro delle imprese e INPS commercianti | Camera di commercio | insieme alla partita IVA |
| SCIA per il commercio elettronico | SUAP del Comune | prima di iniziare |
Le prime due righe si fanno con una pratica sola, la Comunicazione Unica: apre la partita IVA, iscrive al Registro delle imprese della Camera di commercio e alla gestione commercianti INPS. Due dettagli che fanno sbagliare pratica. Il primo: la classificazione ATECO 2025 è in vigore dall'1 gennaio 2025 ed è stata adottata operativamente dall'1 aprile 2025, quindi i codici che trovi in articoli più vecchi possono non esistere più. Il secondo: con la SCIA puoi iniziare subito, ma l'amministrazione ha 60 giorni per verificare requisiti e presupposti, e in quel periodo può vietare la prosecuzione dell'attività se qualcosa non torna. La sede che conta è quella tua o della società, non quella del server o del sito.
Il regime fiscale, forfettario oppure ordinario, e il calcolo dei contributi non si decidono su una pagina web: sono la conversazione da fare con il commercialista prima di aprire. La guida sulla partita IVA per vendere online percorre ogni passaggio nel dettaglio, e quella su vendere su eBay senza partita IVA spiega dove passa esattamente il confine dell'occasionalità.
Passo 5: Metti in regola il sito, se la strada è il negozio tuo
Un negozio tuo non è solo un catalogo con un carrello: è un prestatore di servizi della società dell'informazione, e la legge gli chiede cose precise. L'art. 7 del D.Lgs 70/2003 impone di rendere facilmente accessibili, in modo diretto e permanente, il nome o la ragione sociale, la sede, gli estremi di contatto compreso l'indirizzo email, il numero di iscrizione al REA o al Registro delle imprese e la partita IVA. In pratica: una pagina con questi dati, raggiungibile da ogni pagina del sito, non un modulo di contatto e basta.
Alla trasparenza si aggiunge il recesso. L'art. 52 del Codice del Consumo dà al consumatore quattordici giorni per recedere da un contratto a distanza senza dover fornire alcuna motivazione. Chi vende deve informarlo di questo diritto e organizzare i resi di conseguenza: chi paga la spedizione di ritorno, in quanti giorni arriva il rimborso, dove torna la merce. È un costo operativo, e va messo nel margine.
Sul marketplace queste due cose sono in gran parte gestite dalla piattaforma, che impone le sue regole di reso e mostra i dati del venditore professionale. È il motivo pratico, oltre a quello economico, per cui il marketplace è una prima strada più leggera. Il quadro completo delle regole che valgono per la vendita online di merce non tua sta nella guida su dropshipping legale in Italia.
Passo 6: Pubblica le prime inserzioni e correggi sui numeri
Le prime venti vendite servono a raccogliere dati, non a fare fatturato. Pubblica poche referenze scelte con il primo passo, scrivi i titoli con le parole che gli acquirenti italiani digitano davvero, e guarda tre numeri per ogni articolo: quante visualizzazioni riceve, quante vendite genera e quanto resta dopo tariffe e fornitore.
Su eBay la meccanica pratica, dall'account alla spedizione, è nella guida su come vendere su eBay; se decidi di aprire un Negozio eBay con l'abbonamento e le inserzioni incluse, il confronto dei livelli è in aprire un Negozio eBay. Su un negozio tuo i numeri da guardare sono gli stessi più uno, il costo per acquisire un cliente, e finché quel numero non è più basso del margine per ordine il negozio perde soldi a ogni vendita.
Il ritmo giusto in questa fase è settimanale: cambi una cosa alla volta, prezzo oppure titolo oppure foto, e la lasci correre sette giorni prima di giudicarla.
Gli errori che costano di più
Il primo è aprire il sito prima di avere una domanda dimostrata. Un dominio, un tema e un catalogo non producono visite: il traffico è la parte cara, e comprarlo per un prodotto non verificato è il modo più veloce di bruciare il capitale iniziale.
Il secondo è confondere la posizione di venditore privato con quella di chi rivende. Le tariffe azzerate di eBay.it per i privati valgono per le tue cose; comprare merce per rivenderla sotto un account privato non è un risparmio, è una posizione irregolare che prima o poi emerge.
Il terzo è rimandare la parte amministrativa. La Comunicazione Unica, l'INPS e la SCIA richiedono tempo, e con la SCIA l'attività parte subito ma resta verificabile per 60 giorni: partire in regola costa molto meno che sistemare dopo.
Il quarto è calcolare il margine sul prezzo di vendita invece che sull'importo totale della vendita. Su eBay le percentuali si applicano al totale pagato dall'acquirente, spedizione e IVA comprese: chi le calcola sul solo prezzo dell'oggetto scopre il buco a fine mese.
Da dove partire questa settimana
Prendi il prodotto a cui stai pensando e verifica se si vende, guardando i venduti degli ultimi 30 giorni e il prezzo reale. Se la risposta è sì, fai il conto per un pezzo: prezzo meno commissione di categoria, meno 0,35 € per ordine, meno lo 0,35% di adeguamento normativo, meno il costo del fornitore. Se quello che resta ti sembra un margine sensato, la settimana dopo apri l'account sul marketplace e metti in fila la pratica fiscale con il commercialista.
Il sito tuo viene dopo, quando sai già quale prodotto vende, a quale prezzo e con quale margine. Aprire un e-commerce in Italia, fatto in quest'ordine, è più lento della promessa di una pagina che ti vende una piattaforma, e ha un vantaggio che quella promessa non ha: ogni passo si può verificare mentre lo fai. La guida su come guadagnare online seriamente mette questa strada accanto alle altre, con lo stesso metro.
Domande frequenti
Quanti soldi ci vogliono per aprire un e-commerce?
Dipende dal canale, e la forbice è enorme. Vendere le tue cose da venditore privato su eBay.it oggi costa zero: dal 1° settembre 2026 chi ha un indirizzo registrato nello Spazio economico europeo non paga tariffe per transazione e ha 150 inserzioni gratuite al mese. Aprire un negozio online tuo con Shopify parte da 24 € al mese con la fatturazione annuale, più la tariffa carta dell'1,6% più 0,25 € per incasso, più quello che spendi per portare visitatori. A questi si aggiunge, per chi vende in modo abituale, il costo della posizione fiscale: apertura della partita IVA, contributi INPS della gestione commercianti e commercialista, che vanno stimati con un professionista e non con un articolo.
Come aprire un e-commerce partendo da zero?
Nell'ordine: verifica che il prodotto a cui pensi si venda già, guardando quanto si è venduto negli ultimi 30 giorni e a quale prezzo; scegli il canale con cui parti, e per un principiante quasi sempre è un marketplace, dove il pubblico c'è già; fai il conto del primo mese in euro, tariffe comprese; apri la partita IVA con il codice ATECO 2025 corretto, iscriviti alla gestione commercianti INPS e presenta la SCIA al SUAP del tuo Comune; pubblica le prime inserzioni e correggi sui numeri. Il sito tuo è il passo successivo, non il primo.
Conviene aprire un e-commerce?
Conviene quando il conto per singolo articolo resta positivo dopo tutte le sottrazioni, non quando il settore cresce. Su un marketplace le sottrazioni sono la commissione di categoria, 0,35 € per ordine, lo 0,35% di adeguamento normativo e il costo del fornitore. Su un negozio tuo sono l'abbonamento mensile, la tariffa carta e, la voce che decide, il costo per acquisire ogni cliente. Il vantaggio del marketplace è che il primo conto si può fare prima di spendere, perché le vendite passate sono osservabili.
Serve la partita IVA per aprire un negozio online?
Sì, se vendi in modo abituale, e cioè se compri merce per rivenderla o vendi con continuità. L'art. 4 del DPR 633/1972 definisce l'esercizio di imprese come esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività commerciali: conta come vendi, non quanto incassi. Vendere le tue cose ogni tanto non è attività d'impresa. Aprire un sito con un carrello, invece, è per definizione un'attività continuativa: la partita IVA viene prima del primo ordine.
Che differenza c'è fra e-commerce e commercio elettronico?
Sono la stessa cosa in due registri diversi. E-commerce è la parola che usano i venditori; commercio elettronico è il termine amministrativo che trovi nella SCIA, nella classificazione ATECO e nelle guide delle Camere di commercio. La distinzione che serve davvero è un'altra: il commercio elettronico indiretto, cioè la vendita di beni fisici spediti all'acquirente, è assimilato alle vendite per corrispondenza ai fini IVA, mentre il commercio elettronico diretto riguarda i beni digitali scaricati online e segue regole sue.
Quale piattaforma scegliere per il mio e-commerce?
La domanda arriva troppo presto. Prima scegli il canale: marketplace, dove il traffico esiste già e paghi una percentuale su ogni vendita, oppure negozio tuo, dove non paghi percentuali al marketplace ma compri ogni visitatore. Solo dopo la piattaforma diventa una scelta operativa, e su un negozio tuo si riduce quasi sempre a Shopify contro una soluzione self-hosted: la prima costa un abbonamento e ti evita la manutenzione, la seconda costa meno in licenze e più in tempo tuo.
Quanto tempo serve per aprire un e-commerce?
La parte tecnica è questione di giorni: un account venditore si apre in una sessione e un negozio Shopify sta in piedi in un pomeriggio. La parte lunga è l'altra. La verifica della domanda richiede almeno di guardare un mese di venduti reali, e la pratica amministrativa passa dalla Comunicazione Unica per partita IVA e Registro delle imprese, dall'iscrizione INPS e dalla SCIA al SUAP: con la SCIA l'attività può iniziare subito, ma l'amministrazione ha 60 giorni per verificare i requisiti.