Reselling in Italia: cosa si rivende davvero, e con quali regole
Il reselling è comprare un prodotto per rivenderlo a un prezzo più alto. È legale, e diventa un'attività con partita IVA nel momento in cui compri per rivendere, non quando superi una certa cifra. In Italia la parola è arrivata con le sneaker: EconomyUp la definiva già nel 2022 come l'acquisto online di modelli in tiratura limitata di scarpe e capi di marche come Adidas, Nike e Supreme, poi rivenduti a prezzo maggiorato.
I dati di eBay.it raccontano un'altra storia. Proprio la categoria sneaker è quella che gira più lentamente fra quelle che abbiamo misurato, mentre i mattoncini LEGO e gli iPhone usati vendono quasi quattro volte di più per ogni inserzione ferma sul mercato. Questa pagina mette insieme le due cose: le regole italiane, con l'articolo di legge accanto a ciascuna, e i numeri di quello che in Italia si rivende davvero.
Che cos'è il reselling, e cosa non è
Il reselling è l'acquisto di merce fatto con l'intenzione di rivenderla. Il meccanismo su cui si regge è la scarsità: un prodotto esce in quantità limitata, chi riesce a comprarlo lo rivende a chi è arrivato dopo, e la differenza fra i due prezzi è il margine. Funziona con le scarpe, con le carte da collezione, con i set LEGO ritirati dalla produzione, con le console e con qualunque cosa esista in numero minore della domanda.
Tre confini vale la pena fissarli subito, perché in italiano la parola si confonde con almeno altre tre.
- Non è vendere l'usato di casa. Svuotare l'armadio o la cantina è la situazione del venditore privato occasionale, con regole e costi completamente diversi: li abbiamo raccolti nella guida su vendere su eBay senza partita IVA.
- Non è il dropshipping. Nel reselling la merce la compri, la paghi e la tieni tu. Nel dropshipping non anticipi nulla e l'ordine parte verso il fornitore dopo la vendita: cambia il capitale immobilizzato, cambia il rischio, cambiano i tempi di consegna.
- Non è fare il rivenditore. In italiano «rivenditore» indica il concessionario autorizzato di un marchio, una posizione contrattuale che si ottiene firmando con l'azienda. Il reseller non ha nessun accordo con il marchio: compra al dettaglio come tutti.
Il reselling è legale in Italia?
Sì. Il principio che lo consente si chiama esaurimento del marchio, e sta all'art. 5 del Codice della proprietà industriale (D.Lgs. 30/2005). Il testo in vigore dice che le facoltà esclusive del titolare di un diritto di proprietà industriale «si esauriscono una volta che i prodotti protetti da un diritto di proprietà industriale siano stati messi in commercio dal titolare o con il suo consenso nel territorio dello Stato o nel territorio di uno Stato membro della Comunità europea o dello Spazio economico europeo».
Tradotto: quando Nike ha venduto quelle scarpe in un negozio europeo, ha esaurito il suo potere di dire chi può rivenderle e a quale prezzo. Non ti serve nessuna autorizzazione del marchio per rimetterle in vendita, e il prezzo lo decidi tu.
Due limiti restano, ed è utile conoscerli prima di comprare stock.
- La merce contraffatta è fuori dal ragionamento. L'esaurimento vale per i prodotti messi in commercio dal titolare o con il suo consenso; una copia non lo è mai stata, quindi rivenderla non è reselling, è vendita di merce contraffatta.
- Il prodotto modificato può essere bloccato. Il comma 2 dello stesso articolo lascia al titolare il diritto di opporsi all'ulteriore commercializzazione «quando lo stato di questi è modificato o alterato dopo la loro immissione in commercio». È il caso che riguarda chi personalizza le scarpe o riconfeziona i prodotti, e va valutato con un legale prima di costruirci sopra un'attività.
C'è poi una domanda che di solito si nasconde dentro «è legale?», e riguarda il fisco più che il marchio.
Da privato o con partita IVA: dove passa la linea
Il criterio italiano non è una soglia in euro, è l'abitualità. L'art. 4 del DPR 633/1972 definisce esercizio di imprese «l'esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, delle attività commerciali». Comprare merce allo scopo di rivenderla è un'attività commerciale esercitata in modo abituale per definizione, anche se la fai la sera dopo il lavoro e anche se gli importi sono piccoli. Quindi: partita IVA prima della prima inserzione, non dopo il decimo pacco.
eBay.it applica lo stesso criterio, e lo scrive nella sua pagina sulle regole per i venditori professionali. Sei considerato professionale se anche solo uno di questi punti ti descrive:
- acquisti oggetti per rivenderli;
- vendi oggetti che hai prodotto a fini di vendita;
- vendi regolarmente grandi quantità di oggetti;
- vendi merci simili, e specialmente merci nuove, in un arco di tempo esteso;
- vendi beni acquistati in relazione alla tua attività professionale o commerciale;
- hai una presenza su internet o usi descrizioni pubblicitarie che comunicano un carattere di professionalità.
Il primo punto è esattamente la definizione di reselling. Non c'è margine di interpretazione e non c'è una quantità minima: la classificazione segue quello che fai, non la casella che spunti quando apri l'account.
Da settembre 2026 questa classificazione pesa anche sui costi, e in una direzione sola. Un venditore privato con indirizzo nello Spazio economico europeo su eBay.it non paga tariffe per transazione, ha 150 inserzioni gratuite al mese e paga 0,35 € per ogni inserzione oltre quella soglia; un venditore professionale paga la commissione sul valore finale della sua categoria. Le tabelle complete, privati e professionali, sono nella guida alle commissioni eBay. Lo stesso oggetto, venduto allo stesso prezzo, lascia in tasca due cifre diverse a seconda di come sei registrato: è un buon motivo per non registrarsi male, e un pessimo motivo per registrarsi da privato quando si compra per rivendere.
C'è infine una cosa che conviene sapere prima che accada. Se in un anno solare completi 30 o più transazioni, oppure incassi 2000 € o più al netto di tariffe, commissioni e imposte, eBay comunica i tuoi dati all'Agenzia delle Entrate: è la direttiva DAC7, e basta una delle due condizioni. La pagina di eBay è esplicita sul significato della comunicazione: «La normativa DAC7 non modifica i tuoi obblighi fiscali. Stabilisce solo se eBay è obbligata a comunicare o meno i tuoi dati». Non è una franchigia e non è una tassa: è il momento in cui quello che hai venduto diventa visibile. I passaggi per metterti in regola, dal codice ATECO alla Gestione commercianti INPS, stanno nella guida su come aprire la partita IVA per vendere online.
Cosa si rivende davvero su eBay.it
Qui finiscono le regole e cominciano i numeri. I dati che seguono vengono dallo ZIK Marketplace Index (ZMI), che all'11/09/2026 copre 4.814.133 inserzioni su eBay.it, e la prima cifra da tenere a mente è che solo il 12,5% di quelle inserzioni registra una vendita. Il resto è merce ferma: offerta che resta sul mercato e che compete con la tua.
La colonna che conta per chi rivende non è il prezzo, è il rapporto fra i venduti e le inserzioni attive. Dice quanto in fretta una categoria smaltisce la merce, e quindi quanto a lungo i tuoi soldi restano fermi in uno scatolone.
| Categoria su eBay.it | Venduti per inserzione | Venduti in 30 giorni | Inserzioni attive |
|---|---|---|---|
| LEGO | 0,65 | 4868 | 7476 |
| iPhone | 0,60 | 18.978 | 31.835 |
| Carte Magic | 0,49 | 3368 | 6860 |
| Carte Pokémon | 0,28 | 3007 | 10.584 |
| Vinili | 0,26 | 5319 | 20.825 |
| Profumi | 0,19 | 995 | 5292 |
| Sneaker | 0,16 | 858 | 5394 |
La categoria simbolo del reselling italiano è l'ultima della lista. Le sneaker su eBay.it vendono 0,16 pezzi al mese per inserzione attiva: quattro volte meno dei LEGO. Il motivo non è che nessuno le compri, è che in Italia la compravendita di sneaker si è spostata sui canali dove il pubblico è arrivato per prima, mentre su eBay resta un'offerta abbondante e lenta. Se il tuo piano di ingresso nel reselling è comprare scarpe in edizione limitata e rivenderle su eBay, questo è il numero da guardare prima di spendere.
I volumi grandi stanno dove non c'è hype. Gli iPhone usati sono la categoria con più movimento fra quelle misurate, 18.978 pezzi venduti in trenta giorni, e i LEGO hanno la rotazione più alta. Nessuna delle due è facile: gli iPhone richiedono di saper valutare batteria, blocchi operatore e stato dello schermo, i LEGO si vendono soprattutto a peso di pezzi sciolti e la parte di lavoro sta nello smistamento. Sono mercati di competenza e di processo, non di colpi di fortuna.
Una nota su cosa questa tabella non dice, per onestà. Non contiene prezzi medi, e non è una dimenticanza: sulle categorie da collezione i prezzi italiani sono trascinati da pochi pezzi di valore altissimo, al punto che la media delle carte Pokémon su eBay.it risulta più di tre volte quella tedesca sulla stessa classe di prodotto. Una media così non descrive nessun oggetto reale e non aiuta a decidere. Se vuoi vedere prezzi e venduti categoria per categoria, con i dati aggiornati, li trovi nel report sui prodotti più venduti su eBay in Italia; se invece sei ancora alla scelta della nicchia, la guida su cosa vendere online parte da lì.
Il margine si fa quando compri
Su un marketplace trasparente il prezzo di vendita non lo inventi. Quello che un oggetto incassa è visibile a chiunque vada a guardare i venduti, e i tuoi concorrenti lo guardano. Resta una sola variabile davvero tua: quanto lo hai pagato.
Da qui viene la frase che vale tutta la pagina: il guadagno nasce all'acquisto. Mercatini, svuota-cantine, lotti di fine serie, aste di magazzini, annunci locali. Ogni euro risparmiato lì è un euro di margine che nessun concorrente può toglierti abbassando il prezzo.
Il secondo posto dove i soldi spariscono è la spedizione. Su un oggetto da sette euro il costo di spedizione decide se resta qualcosa, e le categorie pesanti sono le più spietate: un lotto di LEGO e una cassa di vinili occupano volume e pesano, e il corriere si prende la differenza. Il terzo posto sono i resi, che su elettronica e abbigliamento non sono un'eccezione ma una percentuale prevedibile, e che vanno messi nel conto prima e non dopo.
Il conto da fare, sempre nello stesso ordine: prezzo di acquisto, spedizione, imballo, tariffe della piattaforma, e cosa resta. Se quello che resta è una cifra che non pagherebbe l'ora che ci hai messo, non è un affare, è un hobby con passaggi in più.
Quanto guadagna un reseller al mese
È la domanda che Google mostra fra le più poste sull'argomento, ed è quella a cui questa pagina risponde con un no. Non troverai qui una cifra mensile, perché una cifra mensile non esiste: esiste il prezzo a cui hai comprato, la velocità con cui la tua categoria gira, e le tariffe che paghi in base a come sei registrato. Con la stessa merce, due persone che comprano a prezzi diversi ottengono risultati che non si assomigliano.
Quello che i numeri qui sopra permettono di dire è una cosa più utile di un guadagno medio: quanto spesso il tuo capitale torna indietro. Una categoria a 0,60 venduti per inserzione restituisce i soldi molto più in fretta di una a 0,16, e chi comincia con poco capitale dovrebbe leggere quella colonna prima di ogni altra. La rotazione è la variabile che decide se puoi ricomprare il mese dopo.
Le promesse che girano intorno a questa parola, i video con il capitale moltiplicato e gli ebook, descrivono sempre un caso singolo e riuscito. Il mercato che misuriamo noi è fatto di 4.814.133 inserzioni, e in quasi nove casi su dieci l'inserzione non registra nessuna vendita.
Da dove partire senza perdere soldi
Il modo meno costoso di scoprire se questo lavoro fa per te è cominciare senza comprare niente. Vendi dieci oggetti che già possiedi: impari a fotografare, a scrivere un'inserzione, a imballare, a gestire le domande degli acquirenti e i resi, e lo fai senza rischio di acquisto. È anche il modo per capire se la parte noiosa ti pesa, perché la parte noiosa è la maggior parte del lavoro.
Poi scegli una categoria, non tre. Una categoria ti costringe a imparare i modelli, i difetti, i prezzi e le stagionalità, ed è quella conoscenza che produce il margine, non l'ampiezza del catalogo.
Terzo, prima di comprare qualsiasi cosa, controlla a quanto quell'oggetto è stato venduto davvero, non a quanto è offerto. Le inserzioni ferme da mesi sono desideri, non prezzi di mercato, e la differenza fra le due cose è l'errore più caro del reselling.
Per quest'ultimo passaggio puoi usare strumenti gratuiti o a pagamento. L'eBay Chrome Extension di ZIK Analytics è gratuita, non scade e non richiede abbonamento: mostra lo storico dei venduti di un oggetto e l'andamento di un venditore mentre navighi su eBay. L'eBay Product Research Tool fa lo stesso lavoro in modo più strutturato: imposti il marketplace su eBay Italia nelle Quick Settings, scegli la finestra di 7, 14, 21 o 30 giorni, e leggi sell-through, inserzioni, venduti e incassi. Una precisazione che ci interessa fare: ZIK nasce come strumento di ricerca su prodotti nuovi, quindi su un pezzo da collezione raro ti dirà molto meno che su un modello diffuso, e l'app è in inglese. La prova della piattaforma completa dura 7 giorni e costa 1$.
Quali sono i migliori siti per il reselling
eBay.it è il canale su cui si basa tutto quello che hai letto, per una ragione precisa: è l'unico in Italia che rende pubblici i venduti, quindi l'unico su cui si possa misurare qualcosa invece che raccontarlo. Chi vuole partire da lì trova la procedura completa, dall'account alla prima inserzione, nella guida su come vendere su eBay.
Vinted, Subito e Depop muovono una parte importante della rivendita italiana, soprattutto nella moda e nell'usato locale. Non pubblicano dati di venduto confrontabili, quindi su quei canali non abbiamo numeri e non ne inventiamo: sappiamo che il pubblico c'è, non sappiamo a quale velocità smaltisce la merce. Il confronto fra i canali italiani per costi e tipo di pubblico sta in dove vendere online.
Il criterio per scegliere, alla fine, non è quale piattaforma sia più di moda: è dove la tua categoria vende, a quale prezzo, e quanto ti costa arrivarci. Le prime due cose si guardano, la terza si calcola.
Il reselling in Italia è un mestiere di acquisto e di rotazione, non una scommessa sulle scarpe giuste. Le regole sono chiare e stanno in due articoli di legge: puoi rivendere ciò che è già stato messo in commercio in Europa, e dal momento in cui compri per rivendere sei un venditore professionale. I numeri sono altrettanto chiari, e dicono che il mercato italiano premia le categorie noiose. Stato di questa pagina: 14 settembre 2026.
Domande frequenti
Il reselling è illegale?
No. L'art. 5 del Codice della proprietà industriale (D.Lgs. 30/2005) stabilisce che i diritti esclusivi del titolare di un marchio «si esauriscono una volta che i prodotti protetti da un diritto di proprietà industriale siano stati messi in commercio dal titolare o con il suo consenso» nello Stato, nell'Unione europea o nello Spazio economico europeo. Comprare un prodotto originale in un negozio europeo e rivenderlo è quindi lecito. Restano fuori due casi: i prodotti contraffatti, che non sono mai stati messi in commercio dal titolare, e i prodotti il cui stato «è modificato o alterato» dopo l'immissione in commercio, per i quali il titolare può ancora opporsi.
Serve la partita IVA per fare reselling?
Sì, quando compri per rivendere. Il decreto IVA definisce impresa «l'esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, delle attività commerciali» (art. 4 del DPR 633/1972), e l'acquisto finalizzato alla rivendita è per sua natura un'attività abituale. eBay.it applica lo stesso criterio e mette «Acquisti oggetti per rivenderli» in cima alla lista dei comportamenti che rendono professionale un venditore. Vendere ogni tanto le cose che già possiedi è un'altra situazione, e non richiede la partita IVA.
Quanto guadagna un reseller al mese?
Non esiste una cifra media che significhi qualcosa, e su questa pagina non ne trovi una. Il guadagno dipende da tre variabili che cambiano per ogni persona: il prezzo a cui compri la merce, la velocità con cui la categoria vende (fra le sette categorie che abbiamo misurato su eBay.it va da 0,16 a 0,65 venduti al mese per inserzione attiva) e le tariffe, che per un venditore privato sono zero e per un professionale sono la commissione di categoria. Chi pubblica un guadagno mensile uguale per tutti sta descrivendo il proprio caso migliore, non il mercato.
Quali sono i migliori siti per il reselling in Italia?
eBay.it è l'unico canale italiano di cui esistono dati di vendita pubblici e verificabili, ed è per questo che tutti i numeri di questa pagina vengono da lì: 4.814.133 inserzioni, di cui il 12,5% registra una vendita. Vinted, Subito e Depop muovono una quota rilevante della rivendita italiana, moda e usato locale soprattutto, ma non pubblicano dati di venduto che si possano misurare: non abbiamo numeri su quei canali e non facciamo finta di averli.
Reselling e dropshipping sono la stessa cosa?
No. Nel reselling compri la merce, la paghi, la tieni e la spedisci tu: il capitale è tuo e il rischio è che resti invenduta. Nel dropshipping non compri nulla in anticipo, l'ordine parte verso il fornitore solo dopo la vendita e il rischio si sposta sui tempi di consegna e sulla qualità del fornitore. Sono due modelli diversi, con due strutture di costo diverse, e per eBay.it entrambi sono attività da venditore professionale.
Cosa conviene rivendere in Italia?
Guardando i venduti per inserzione attiva su eBay.it, i mattoncini LEGO (0,65) e gli iPhone usati (0,60) girano più in fretta delle carte Magic (0,49), delle carte Pokémon (0,28), dei vinili (0,26), dei profumi (0,19) e delle sneaker (0,16). Numeri alla mano, la categoria simbolo del reselling è quella che vende più lentamente. La scelta però non dipende solo dalla rotazione: LEGO significa ore di smistamento, i vinili pesano in spedizione e i profumi si vendono solo se l'acquirente si fida di te.