Piattaforme ecommerce a confronto: i costi veri in Italia
Le piattaforme ecommerce si dividono in tre famiglie, non in venti nomi: l'abbonamento che ti consegna un negozio pronto, il software open source che installi e mantieni tu, e il marketplace, dove il negozio non lo apri affatto. Il prezzo del canone è la parte facile della decisione. La parte difficile è capire quanto paghi su ogni vendita e quanto ti resta da fare da solo, che in Italia è più di quanto racconti qualsiasi confronto scritto in inglese.
Chi cerca questa risposta trova, in prima pagina, quasi soltanto parti in causa: i produttori delle piattaforme che spiegano perché la loro è la migliore, le agenzie che vendono il progetto e un paio di software gestionali per aziende strutturate. Nessuno di loro può scriverti la frase più utile, cioè che su certi presupposti la scelta giusta è non aprire nessun negozio.
Questa pagina mette i costi uno accanto all'altro, presi dalle pagine ufficiali di ogni piattaforma e letti il 18 settembre 2026, e poi aggiunge la parte che manca sempre: gli obblighi italiani che nessuna piattaforma svolge al posto tuo.
Tre famiglie, non venti nomi
Prima del nome scegli il modello, perché il modello decide chi paga la manutenzione. Le differenze di funzionalità fra le piattaforme serie sono piccole, e la differenza di impegno è enorme.
L'abbonamento (Shopify è il caso più noto) ti dà hosting, certificato, aggiornamenti e assistenza dentro un canone mensile. Paghi ogni mese anche nei mesi in cui non vendi, e in cambio non tocchi mai un server.
L'open source (WooCommerce, PrestaShop) ti dà il software senza canone e ti lascia tutto il resto: hosting, dominio, certificato, aggiornamenti, backup, moduli. È la scelta più economica se hai già un sito o qualcuno che lo segue, ed è la più cara se quel qualcuno devi pagarlo a ore.
Il marketplace non è una piattaforma di negozio, ma è la vera alternativa nella testa di chi legge: su eBay.it o su Amazon non hai canone né sito, e paghi una commissione su ogni vendita. Il confronto per canale sta nella pagina su dove vendere online in Italia.
I costi uno accanto all'altro
| Soluzione | Costo fisso | Su ogni vendita |
|---|---|---|
| Shopify Basic | 32 €/mese (24 € annuale) | 1,6% + 0,25 € |
| Shopify Grow | 92 €/mese (69 € annuale) | 1,5% + 0,25 € |
| WooCommerce | 0 €, hosting a parte | il gestore che scegli |
| PrestaShop Classic | 0 €, hosting a parte | il gestore che scegli |
| Marketplace | 0 € | tariffa per categoria |
Le due percentuali di Shopify valgono se incassi con Shopify Payments. Tre note di lettura, e valgono più della tabella.
I prezzi di Shopify sono quelli della pagina italiana, letta il 18 settembre 2026: Basic 32 € al mese (24 € con pagamento annuale), Grow 92 € (69 €), Advanced 384 € (289 €), Plus a partire da 2.100 € al mese. Nel canone sono compresi hosting illimitato, certificato SSL, riscossione automatica dell'IVA e gli strumenti per la conformità al GDPR.
Lo zero di WooCommerce e PrestaShop è il prezzo del software, non del negozio. La pagina prezzi di WooCommerce lo scrive da sola: nessun canone di piattaforma e nessuna percentuale sulle vendite, ma hosting da 25 a 350 $ al mese per la maggior parte dei negozi ed estensioni da 29 a 299 $ all'anno ciascuna. Sono cifre in dollari perché così le pubblica il produttore.
La riga del marketplace è senza percentuale di proposito. Le tariffe di eBay.it cambiano per categoria e per tipo di venditore, e le pagine ufficiali oggi non sono leggibili dall'esterno da questo sito; il dettaglio, letto e datato, sta nella guida alle commissioni di eBay.
Manca qualcuno in questa tabella, e vale la pena dire perché. Wix e Squarespace non compaiono con un prezzo perché le loro pagine italiane non rispondono in una forma citabile, e l'offerta gestita di PrestaShop non compare perché il listino non è leggibile dalla loro pagina. Copiare quei numeri da un altro blog li renderebbe una fonte di seconda mano, e su un confronto di prezzi una fonte di seconda mano è esattamente il difetto che rende inutili le liste che trovi in giro.
Shopify: il canone è la parte facile
Il numero che decide il costo reale di Shopify non è il canone, è la commissione sui gestori dei pagamenti di terze parti. Sulla stessa pagina prezzi, sotto la voce "Commissioni di transazione di terze parti", ci sono quattro numeri: 2% su Basic, 1% su Grow, 0,6% su Advanced, 0,2% su Plus. Si aggiungono a quello che ti prende il gestore che hai scelto, e si pagano ogni volta che incassi senza usare Shopify Payments.
Fai il conto su un negozio che fattura 5.000 € al mese. Con Shopify Payments su Basic paghi il canone e l'1,6% più 0,25 € per transazione. Con un altro gestore paghi il canone, le commissioni di quel gestore e in più 100 € di commissione Shopify, cioè il 2% di 5.000 €: più del triplo del canone mensile. Questo è il motivo per cui la domanda giusta a Shopify non è "quanto costa il piano" ma "con quale strumento incasso".
WooCommerce e PrestaShop: gratis è il codice, non il negozio
WooCommerce è l'estensione per WordPress: la scheda ufficiale del plugin, versione 11.1.0, dichiara oltre 7 milioni di installazioni attive e richiede WordPress 7.0 o superiore e PHP 7.4 o superiore. Quelle due righe di requisiti sono la vera informazione: c'è un sito WordPress da tenere aggiornato sotto, e quando un aggiornamento rompe qualcosa il negozio è chiuso finché non lo ripara qualcuno.
PrestaShop offre due strade, che chiama Classic e Hosted. Con Classic scarichi il codice sorgente senza pagare nulla e lo installi dove vuoi; con Hosted sono loro a occuparsi della parte tecnica, dietro un abbonamento. Il sito del produttore e la descrizione delle due offerte sono in italiano, il che conta per una ragione pratica: quando qualcosa non funziona, la documentazione da leggere è nella tua lingua.
La regola che riassume questa sezione: il software open source sposta il costo dal canone al tempo. Se il tempo è tuo e ti piace, risparmi davvero. Se il tempo lo compri da un'agenzia, la tariffa oraria supera in fretta la differenza fra due canoni mensili.
Quello che nessuna piattaforma fa per te in Italia
Questa è la sezione che i confronti tradotti dall'inglese non hanno, ed è quella che ti costa di più se la scopri dopo. Un negozio online che vende a consumatori è, per la legge italiana, una vendita per corrispondenza, e questo fa tre cose.
| Adempimento | Come funziona |
|---|---|
| Scontrino | Non dovuto per le vendite per corrispondenza |
| Fattura | Solo se il cliente la chiede al momento, ed è elettronica |
| Corrispettivi | Li annoti entro il giorno non festivo successivo |
I riferimenti, letti il 18 settembre 2026 su Normattiva: l'esonero dall'obbligo di certificazione per chi effettua vendite per corrispondenza è all'art. 2, lettera oo), del DPR 696/1996; la fattura non obbligatoria salvo richiesta del cliente "non oltre il momento di effettuazione dell'operazione" è all'art. 22 del DPR 633/1972; la registrazione dei corrispettivi giornalieri "entro il giorno non festivo successivo" è all'art. 24 dello stesso decreto.
Quando la fattura serve, non è un PDF. Fra soggetti residenti o stabiliti in Italia "sono emesse esclusivamente fatture elettroniche utilizzando il Sistema di Interscambio", e la stessa norma prevede che tu possa avvalerti di intermediari per la trasmissione restando responsabile (art. 1, comma 3, del D.Lgs. 127/2015). Nessuna delle piattaforme di questa pagina manda le fatture al Sistema di Interscambio: serve un servizio collegato o il tuo commercialista, ed è una voce di costo ricorrente da mettere nel conto insieme al canone.
Una cosa che nemmeno il miglior software risolve: la tua posizione fiscale. Chi compra merce per rivenderla svolge un'attività abituale e apre la partita IVA prima della prima vendita, con codice ATECO, gestione commercianti INPS e SCIA al Comune. I passaggi in ordine, con le fonti ufficiali, stanno nella guida alla partita IVA per vendere online.
I metodi di pagamento italiani hanno un prezzo
Gli acquirenti italiani non pagano solo con la carta. Satispay, per esempio, dichiara oltre 6,5 milioni di utenti attivi in Italia e più di 450 mila negozi convenzionati, fisici e online (pagina Satispay Business, letta il 18 settembre 2026). Offrire i metodi che i tuoi clienti già usano ha un costo, e su Shopify quel costo è esplicito: ogni incasso fuori da Shopify Payments porta con sé la commissione di transazione di terze parti vista sopra.
Su WooCommerce e PrestaShop quella commissione aggiuntiva non esiste: paghi solo il gestore che scegli. È il vantaggio economico più concreto dell'open source, e vale la pena calcolarlo sul tuo mix di incassi prima di decidere, perché su volumi medi pesa più della differenza fra i canoni.
Prima della piattaforma viene la domanda
L'errore più caro non è scegliere la piattaforma sbagliata: è aprire un negozio per un prodotto che nessuno cerca. Un negozio nuovo non ha visite, quindi il primo mese non ti dice niente sul prodotto: ti dice solo quanto hai speso in pubblicità. I dati sulla domanda esistono già altrove, nei marketplace e nei negozi che vendono da anni.
In ZIK Analytics lo Shopify Store Finder cerca negozi Shopify per nicchia, paese e canale e ne mostra i ricavi stimati, mentre lo Shopify Sales Tracker segue nel tempo un negozio pubblico che hai già individuato. Due precisazioni che vengono dalla documentazione di ZIK e che è giusto leggere prima di fidarsi dei numeri: quelle sui negozi Shopify sono stime prodotte da un algoritmo, aggiornate ogni giorno, con scostamenti che l'azienda stessa indica intorno al 20%, e ZIK non si collega al tuo negozio Shopify, perché l'integrazione diretta non è supportata. Servono a capire se una nicchia si muove, non a fare la contabilità. Per il lato marketplace, l'eBay Product Research Tool mostra i venduti reali degli ultimi 30 giorni per una parola chiave, ed è il controllo più rapido che esista su un prodotto specifico. ZIK copre eBay, i negozi Shopify e le inserzioni pubblicitarie di Meta; l'app è in inglese.
Quello che decidi qui cambia anche la piattaforma. Se la nicchia vive su Shopify e sulla pubblicità, un negozio tuo ha senso presto; se il prodotto si vende soprattutto per ricerca su un marketplace, il negozio conviene dopo, quando hai margini e clienti che tornano. Che cosa conviene mettere in vendita, con i dati delle categorie italiane, sta in cosa vendere online.
Come scegliere, in pratica
Quattro regole, nell'ordine in cui contano.
- Se il prodotto non ha ancora venduto niente, non scegliere nessuna piattaforma: vendi dove gli acquirenti sono già e guarda i numeri per un mese.
- Se nessuno mantiene il sito, prendi l'abbonamento e considera il canone come il prezzo di non avere un sito rotto di sabato sera.
- Se hai già WordPress o una persona che lo segue, WooCommerce è la strada che costa meno di canone, a patto di mettere a bilancio hosting, estensioni e manutenzione.
- Se incassi con strumenti italiani, calcola la commissione di transazione di terze parti prima di firmare l'abbonamento: su volumi medi pesa più del canone.
Il quadro completo dei costi di partenza, degli adempimenti e dell'ordine giusto dei passi sta nella guida su aprire un e-commerce in Italia; se la strada che stai valutando è il dropshipping con un negozio tuo, i conti specifici stanno in Shopify dropshipping.
Scegliere una piattaforma somiglia a questo: due numeri per ogni candidata, il canone e la percentuale su ogni incasso, più una terza colonna che nessun produttore ti scriverà mai, cioè quanto lavoro resta a te. In Italia quella terza colonna contiene sempre le fatture, i corrispettivi e il commercialista, qualunque logo scegli.
Domande frequenti
Qual è la migliore piattaforma ecommerce?
Non esiste una risposta valida per tutti, ma esiste un criterio: chi paga la manutenzione. Se non hai nessuno che aggiorna un sito, l'abbonamento è la scelta giusta, e Shopify è quella che pubblica i prezzi in euro e comprende hosting, certificato e aggiornamenti nel canone, da 32 € al mese (24 € con pagamento annuale). Se hai già un sito WordPress o una persona che lo segue, WooCommerce ti costa meno di canone e più di attenzione. Se vendi un catalogo ampio e vuoi controllo totale sul codice, PrestaShop è la scelta tecnica. Se il prodotto non ha ancora dimostrato di vendere, la piattaforma migliore è nessuna: un marketplace ti costa zero di fisso.
Quali sono le migliori piattaforme e-commerce gratuite?
Le due più usate sono WooCommerce, l'estensione per WordPress che la scheda ufficiale del plugin dà a oltre 7 milioni di installazioni attive, e PrestaShop nella versione Classic, il cui codice sorgente si scarica senza pagare nulla. In tutti e due i casi il software è senza canone, il negozio no: paghi hosting, dominio, certificato, aggiornamenti e i moduli che ti servono. La pagina prezzi di WooCommerce indica 25-350 $ al mese di hosting per la maggior parte dei negozi e 29-299 $ all'anno per ogni estensione. Chi confronta un abbonamento con lo zero del software open source sta confrontando due cose diverse.
Quali sono le piattaforme di e-commerce più famose?
In Italia le tre che incontri ovunque sono Shopify, WooCommerce e PrestaShop, quest'ultima molto diffusa fra i piccoli negozi e le agenzie che li seguono. Accanto ci sono i costruttori di siti come Wix e Squarespace, che vendono il negozio come parte di un pacchetto sito, e le piattaforme pensate per aziende strutturate come Shopware, Salesforce e i gestionali italiani. Fama e adeguatezza sono cose diverse: le ultime due categorie risolvono problemi che un venditore alle prime vendite non ha.
Qual è la piattaforma migliore per vendere online?
Dipende da chi porta gli acquirenti. Su un marketplace il traffico c'è già e paghi una commissione su ogni vendita; con un negozio tuo non paghi commissioni sulla vendita ma il traffico lo compri o lo costruisci, ed è la voce di spesa più grande di tutte. Per questo l'ordine sensato è: prima verifichi che il prodotto venda dove gli acquirenti sono già, poi apri il negozio con un prodotto che sai vendere. Il confronto fra i canali sta nella pagina su dove vendere online.
Quanto costa un ecommerce il primo mese in Italia?
Il canone della piattaforma è la voce più piccola. Con Shopify Basic parti da 32 € al mese più le commissioni di incasso; con WooCommerce o PrestaShop parti dal solo hosting e dal dominio, più il tempo di chi installa. Su tutte e tre si aggiungono le voci italiane: la partita IVA con i contributi della gestione commercianti INPS, il commercialista e il servizio che manda le fatture al Sistema di Interscambio. Il conto completo del primo anno, con gli adempimenti in ordine, sta nella guida su aprire un e-commerce in Italia.
La piattaforma emette la fattura elettronica al posto mio?
No. Fra soggetti residenti o stabiliti in Italia le fatture si emettono esclusivamente in formato elettronico attraverso il Sistema di Interscambio, e la norma prevede che l'operatore possa avvalersi di intermediari per la trasmissione, restando responsabile (art. 1, comma 3, D.Lgs. 127/2015). Tradotto: la piattaforma raccoglie l'ordine e i dati, il file va al Sistema di Interscambio attraverso un servizio esterno o il tuo commercialista. Per le vendite per corrispondenza la fattura è dovuta solo se il cliente la chiede entro il momento dell'operazione, e non serve scontrino o ricevuta.