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Vendere online in Italia: da dove partire davvero

"Vendere online" è la forma più larga che la domanda può prendere, e sotto ci sono quattro decisioni che non hai ancora preso: su quale sito, cosa, cosa serve per cominciare e se devi pagare le tasse. Questa pagina non risponde a nessuna delle quattro. Risponde a una domanda che viene prima e che quasi nessuno ti pone: in che ordine vanno affrontate, e quali due regole italiane stanno sopra tutte e quattro. Poi ti manda, per ciascuna, alla pagina che la tratta per esteso.

Ha senso fare così per un motivo pratico. In Italia la prima scelta non è commerciale, è giuridica: prima di sapere se ti conviene eBay o un negozio tuo devi sapere se stai vendendo cose tue oppure stai avviando un'attività, perché quella risposta chiude delle strade invece di metterle in fila. E se il compratore non è italiano ne compare una seconda, che non riguarda la piattaforma ma il tuo giro d'affari europeo.

Prima del canale: stai vendendo cose tue o stai comprando per rivendere?

La legge italiana non misura un venditore dal fatturato, lo misura dall'abitudine. L'art. 4 del DPR 633/1972 lo dice così: "Per esercizio di imprese si intende l'esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, delle attività commerciali o agricole di cui agli articoli 2135 e 2195 del codice civile, anche se non organizzate in forma di impresa". Testo letto su Normattiva il 18 settembre 2026.

Tradotto in pratica: svuotare l'armadio, la cantina e la libreria non è un'attività d'impresa, perché stai vendendo beni tuoi e quando finiscono hai finito. Comprare per rivendere lo è dalla prima vendita, anche se guadagni poco, anche se lo fai la sera dopo il lavoro, anche se vendi su un'app di annunci. Fra le due situazioni non c'è una soglia: non esiste una cifra in euro sotto la quale si può vendere senza partita IVA, e le due cifre che circolano di più riguardano altro.

  • 2000 € o 30 vendite in un anno è la soglia oltre la quale la piattaforma, qualunque sia, comunica i tuoi dati all'Agenzia delle Entrate per la direttiva DAC7. Rende visibile quello che hai venduto, non cambia quello che devi.
  • 5000 € l'anno è la franchigia INPS del lavoro autonomo occasionale, pensata per prestazioni come una consulenza o una traduzione. Non è un tetto di vendita di beni.

Le due domande sono trattate per esteso, con i testi ufficiali, in quando serve la partita IVA per vendere online e in vendere su eBay senza partita IVA. Per il tuo caso specifico, con i tuoi numeri davanti, la risposta la dà un commercialista.

Una nota che a settembre 2026 non trovi altrove, ed è utile saperla adesso se stai per leggere guide scritte l'anno scorso. Su Normattiva l'art. 4 del DPR 633/1972 porta la dicitura "ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 19 GENNAIO 2026, N. 10", con effetto dal 1° gennaio 2027. Quel decreto è il Testo unico IVA, e il suo art. 3, intitolato anch'esso "Esercizio di imprese", cita come fonte proprio l'art. 4 del DPR 633/1972 e ne ripete la frase parola per parola. Cambia l'indirizzo della norma, non la norma: dal 2027 il criterio dell'abitualità si cita dal Testo unico, e chi te lo racconta come una riforma ti sta vendendo un allarme.

Le tre strade, una accanto all'altra

Una volta chiarita la posizione, le strade praticabili sono tre, e si distinguono per quello che ti chiedono prima di partire, non per il nome della piattaforma.

Vendere cose tueMarketplace da professionaleNegozio tuo
Chi seiprivato occasionaleimpresa, con partita IVAimpresa, con partita IVA
Chi porta i clientila piattaformala piattaformatu, e li paghi
Cosa serve primaun account e una fotoposizione fiscale apertaposizione fiscale e un sito in regola
Cosa paghisu eBay.it oggi nienteuna percentuale sul venduto, più un fisso per ordinecanone mensile, incassi e pubblicità
Quanto durafinché hai roba tuafinché reggi il marginefinché reggi il costo di acquisizione
Dove continuidove vendere onlinecome vendere su eBayaprire un e-commerce

Come si legge. La prima colonna è l'unica che oggi in Italia parte davvero da zero euro: la pagina ufficiale di eBay.it sulle tariffe per venditori privati, letta il 18 settembre 2026, dice che vendere è gratuito per i venditori privati con indirizzo registrato nello Spazio economico europeo, che non si applicano tariffe per transazione a prescindere dalla categoria, e che hai 150 inserzioni gratuite al mese (250 con un Negozio), con 0,35 € a inserzione solo oltre la quota. La stessa pagina segnala di essere stata aggiornata il 1° settembre 2026: è una condizione recente, ed è il motivo per cui molte guide italiane in circolazione hanno la classifica sbagliata.

La seconda e la terza colonna non sono in concorrenza: sono in sequenza. Il marketplace ti presta un pubblico e si tiene una percentuale; il negozio tuo non ti chiede una percentuale perché non ti dà niente in partenza, e il traffico lo compri. Quasi sempre l'ordine che funziona è validare dove il pubblico c'è già e aprire il negozio dopo, per i clienti che hai conquistato. Le cifre esatte di ogni tabella, categoria per categoria, stanno nella guida alle commissioni eBay; il confronto fra i software con cui costruire un negozio proprio sta nelle piattaforme e-commerce a confronto.

Le quattro domande dietro "vendere online", e chi risponde a ciascuna

Se sei arrivato qui cercando "vendere online", quasi certamente una di queste quattro è la domanda che intendevi davvero. Sono le quattro che Google stesso mostra su questa ricerca. Ecco la risposta in tre righe e la pagina che la tratta per intero.

Qual è il sito migliore per vendere online? Non esiste un migliore in assoluto, esistono tre modelli: il marketplace con tariffe pubblicate, gli annunci fra privati e il negozio tuo. Il nome viene dopo il modello, e il criterio che i confronti dimenticano è se puoi vedere la domanda prima di comprare. Il confronto con i costi reali in euro è in dove vendere online in Italia.

Cosa posso vendere online per fare soldi? Qualcosa che qualcuno sta già comprando a un prezzo che regge le commissioni. Non è una domanda di intuito: su eBay.it i venduti sono pubblici, con prezzo e data, quindi la risposta si legge invece di indovinarla. Categorie, nicchie e prodotti con i numeri stanno in cosa vendere online.

Cosa devo fare per iniziare a vendere online? Nell'ordine: posizione (occasionale o abituale), verifica della domanda, scelta del canale, conto del primo mese, e solo dopo gli adempimenti (partita IVA, ATECO, INPS, SCIA). La sequenza completa con i costi è in aprire un e-commerce in Italia.

Chi vende online paga le tasse? Chi vende in modo abituale sì, dalla prima vendita e senza esenzioni per importo; chi si disfa delle proprie cose in modo occasionale, di norma, no. La DAC7 non c'entra con questo: trasmette dati, non crea obblighi. Il tema è trattato in quando serve la partita IVA per vendere online.

Se una di queste quattro era la tua domanda, il modo più veloce di usare questa pagina è cliccare e smettere di leggerla.

Se il compratore non è in Italia: la soglia dei 10.000 €

Questa è l'unica soglia in euro che esiste davvero in questa storia, e non riguarda la partita IVA: riguarda dove si paga l'IVA quando vendi fuori dall'Italia. Vale per chi la partita IVA ce l'ha già, su qualunque canale, e un venditore italiano la incontra prestissimo, perché su un marketplace europeo i compratori tedeschi e francesi arrivano senza che tu faccia niente.

La regola, dalle risposte alle domande frequenti dell'Agenzia delle Entrate sull'OSS lette il 18 settembre 2026: "La soglia di 10.000 EURO si calcola su base annuale e fa riferimento, al netto dell'IVA, al volume d'affari realizzato dal venditore nell'anno solare precedente". Il conto è cumulativo su tutta l'Unione europea e somma le vendite a distanza di beni e i servizi elettronici, quindi non si ragiona Paese per Paese. Finché resti sotto continui ad applicare l'IVA italiana. Quando superi, dice la stessa fonte, "l'imposta si applica secondo il principio di destinazione soltanto a partire dalla cessione che ha determinato il superamento della soglia": le vendite già fatte prima restano tassate in Italia.

A quel punto la scelta pratica è fra aprire una posizione IVA in ogni Paese in cui vendi oppure registrarsi al regime OSS, che accentra dichiarazione e versamento in un unico posto. Si può anche optare subito per la tassazione a destinazione senza aspettare la soglia. Non è una decisione da prendere leggendo un articolo: è la prima cosa da portare al commercialista quando le vendite estere iniziano a contare.

Verso il pilastro giusto: eBay, dropshipping o negozio proprio

"Vendere online" non è un mestiere, è un ombrello sopra tre modi molto diversi di lavorare. Una volta scelta la strada, il percorso continua in uno di questi tre posti.

  • Vendere su un marketplace, comprando o producendo la merce e spedendola tu. È la strada con meno incognite e quella dove i dati sono più leggibili: come vendere su eBay copre il percorso dall'account alla prima spedizione.
  • Vendere senza tenere magazzino, facendo spedire il fornitore al cliente. Cambia il capitale iniziale e cambiano i problemi, dai tempi di consegna alla responsabilità sul reso: che cos'è il dropshipping spiega il modello, e dropshipping con Shopify il caso di chi lo fa su un negozio proprio.
  • Costruire un marchio tuo su un sito tuo, che è la strada più lenta e l'unica che crea qualcosa che resta tuo quando cambi canale. Comincia da aprire un e-commerce in Italia.

Nessuna delle tre è migliore in astratto. Quello che le distingue davvero è quanto costa scoprire di aver sbagliato: sul marketplace lo scopri con qualche inserzione, sul negozio tuo lo scopri dopo mesi di pubblicità.

Quello che nessuna strada ti evita

Qualunque strada scegli, resta un passaggio che non puoi saltare: capire se quello che vuoi vendere lo compra qualcuno, prima di metterci soldi. È il punto in cui la maggior parte dei tentativi si arena, e non perché sia difficile, ma perché è noioso rispetto a scegliere un nome e un logo.

Il vantaggio italiano, qui, è che uno dei canali principali espone il dato: eBay pubblica lo storico dei venduti oggetto per oggetto, con prezzo e data. Puoi guardare quanto si è venduto un articolo nelle ultime settimane, a quale prezzo medio e con quante inserzioni concorrenti, e decidere con quei numeri invece che con l'istinto. Amazon, Etsy, Vinted e Subito non espongono lo stesso dato, ed è un criterio di scelta concreto, non una preferenza.

Una parola su di noi, così sai dove finisce quello che possiamo fare per te. ZIK Analytics è una piattaforma multicanale di ricerca prodotti e intelligence di mercato: dati di vendita eBay di prima parte, stime di fatturato e dati di traffico dei negozi Shopify, intelligence sulle inserzioni Meta e abbinamento dei fornitori su Amazon, Walmart, AliExpress, Alibaba e CJ. Il marketplace eBay Italia è supportato e si seleziona dalle Quick Settings; Market Insights, invece, oggi copre Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Australia, non ancora eBay.it. È uno strumento di ricerca, non di pubblicazione: non carica le inserzioni al posto tuo. E non copre Etsy, Vinted e Subito: se la tua strada è una di quelle, questa pagina ti è stata utile e il nostro strumento non ti serve.

Da dove partire questa settimana

Se stai svuotando casa, apri un account privato su eBay.it per quello che si spedisce: oggi non paghi tariffe per transazione e hai 150 inserzioni gratuite al mese. Non ti serve altro, e soprattutto non ti serve una partita IVA.

Se invece l'idea è costruire qualcosa, fai queste tre cose in questo ordine, e una alla settimana è un ritmo onesto. Primo: decidi se sarai un venditore abituale, e se la risposta è sì mettilo a bilancio prima di comprare merce, non dopo. Secondo: scegli due o tre prodotti candidati e guarda quanto si sono venduti davvero negli ultimi trenta giorni, con cosa vendere online come punto di partenza. Terzo: scegli il canale con dove vendere online e fai il conto del primo mese in euro, commissioni comprese.

Il negozio tuo viene dopo, quando sai già cosa vende. È la stessa sequenza che questa pagina ti ha chiesto di rispettare dall'inizio: prima la posizione, poi la domanda, poi il canale. Il nome della piattaforma è l'ultima cosa da decidere, non la prima.

Domande frequenti

Qual è il sito migliore per vendere online?

Dipende da cosa vendi e da chi sei per la piattaforma. Se vendi cose tue, eBay.it è oggi il canale più economico per un privato residente nello Spazio economico europeo: nessuna tariffa per transazione e 150 inserzioni gratuite al mese. Se vendi abbigliamento usato il pubblico è su Vinted; per l'ingombrante con ritiro a mano c'è Subito. Se compri per rivendere in volume la scelta si stringe fra eBay.it e Amazon.it, e lì contano le tabelle tariffe e la possibilità di vedere la domanda prima di comprare. Il confronto completo, con i costi in euro presi dalle pagine ufficiali, è nella pagina su dove vendere online.

Cosa devo fare per iniziare a vendere online?

Nell'ordine: stabilisci se vendi cose tue in modo occasionale o se compri per rivendere, perché da lì dipende tutto il resto; verifica che quello che vuoi vendere si venda già; scegli il canale; fai il conto del primo mese in euro; e solo se l'attività è abituale apri la partita IVA con il codice ATECO corretto, ti iscrivi alla gestione commercianti INPS e presenti la SCIA al SUAP del tuo Comune. La sequenza completa, con i costi e gli adempimenti, è nella guida su come aprire un e-commerce in Italia.

Chi vende online paga le tasse?

Chi vende in modo abituale sì, dalla prima vendita e senza soglie di esenzione: è un'attività d'impresa e si dichiara. Chi vende le proprie cose in modo occasionale, di norma, non genera reddito d'impresa, perché sta disfandosi di beni propri e non esercitando un'attività. Il criterio è l'abitualità dell'art. 4 del DPR 633/1972, non una cifra. Attenzione a non confondere questo con la comunicazione DAC7: da 30 vendite o 2000 € incassati in un anno la piattaforma trasmette i tuoi dati all'Agenzia delle Entrate, ma quella trasmissione non crea né cancella un obbligo fiscale. Per il tuo caso la risposta la dà un commercialista.

Cosa posso vendere online per fare soldi?

Un prodotto con domanda misurabile e margine calcolato prima dell'acquisto, non un prodotto di tendenza. Su eBay.it lo storico dei venduti è pubblico oggetto per oggetto, con prezzo e data, quindi puoi stimare quanto si vende una cosa prima di comprarne un pezzo. Le categorie, le nicchie e i prodotti più venduti con i numeri reali stanno nella pagina su cosa vendere online.

Serve la partita IVA per vendere online?

Serve se l'attività è abituale, e cioè se compri merce allo scopo di rivenderla o vendi con continuità. Non serve per vendere ogni tanto oggetti tuoi. Non esiste una soglia in euro che faccia scattare l'obbligo: i 5000 € che circolano sono la franchigia INPS del lavoro autonomo occasionale, prevista per prestazioni come una traduzione o una consulenza, non per la vendita di beni.

Cosa cambia se vendo a un cliente in Francia o in Germania?

Cambia dove si paga l'IVA, e la regola è una sola per tutte le piattaforme. Finché le tue vendite a distanza verso consumatori di altri Paesi UE, sommate ai servizi elettronici, restano sotto i 10.000 € al netto dell'IVA nell'anno solare precedente e non superano quel limite in quello in corso, continui ad applicare l'IVA italiana. Dalla vendita che supera la soglia l'imposta segue il principio di destinazione, e il regime OSS ti permette di gestirla con una sola registrazione invece di aprire una posizione in ogni Paese. Vale solo per chi ha già la partita IVA.