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Codice ATECO ecommerce: quale scegliere con ATECO 2025

Il codice ATECO dell'ecommerce non esiste, e non è un cavillo: la classificazione in vigore assegna il codice in base alla merce venduta, non al canale con cui la vendi. Le note esplicative dell'Istat alla divisione 47 lo scrivono in una riga: la classificazione del commercio al dettaglio "avviene in base ai beni commercializzati e non in base alle modalità o al canale di vendita (in negozio, online, presso bancarelle e mercati, eccetera)". Il tuo negozio online sta nella stessa classe del negozio fisico che vende quel prodotto.

Il problema è che la risposta più diffusa in rete dice un'altra cosa. Il codice 47.91.10, citato ovunque come "il codice dell'e-commerce", in ATECO 2025 indica l'intermediazione per il commercio al dettaglio non specializzato di articoli di seconda mano: è la casella di un marketplace o di una casa d'aste, non di chi compra merce e la rivende. Non è un errore di trascrizione delle guide, è un cambio di significato dello stesso numero, avvenuto con l'entrata in vigore della nuova classificazione.

Questa pagina fa tre cose, in ordine: spiega la regola che decide il codice, mostra dove è finito il vecchio 47.91.10 e quali sono i codici candidati per chi vende online, e dà un criterio oggettivo per scegliere quando due codici sembrano entrambi plausibili. Tutto quello che segue è preso dalle tabelle ufficiali dell'Istat e dai testi di legge, letti il 21 settembre 2026. Dove una fonte ufficiale non esiste, il numero non c'è, e il caso singolo resta materia da commercialista: qui trovi la regola e il ragionamento, non la firma sulla pratica.

La regola: il codice segue il prodotto, non il canale

ATECO 2025 è entrata in vigore il 1° gennaio 2025 ed è stata adottata operativamente, da Istat, sistema camerale e sistema fiscale, dal 1° aprile 2025. È coerente con la classificazione europea NACE Rev. 2.1, recepita con il Regolamento delegato (UE) 2023/137, ed è stata resa nota in Gazzetta Ufficiale n. 302 del 27 dicembre 2024.

Dentro quella classificazione, la divisione 47 è il commercio al dettaglio, e le sue note esplicative contengono la frase che decide tutto: "La classificazione delle attività di commercio al dettaglio avviene in base ai beni commercializzati e non in base alle modalità o al canale di vendita (in negozio, online, presso bancarelle e mercati, eccetera)." La stessa divisione include espressamente la rivendita di beni "per corrispondenza, via Internet, tramite venditori porta a porta, ambulanti, distributori automatici".

Da qui discende una seconda regola, quella che separa il venditore dall'intermediario. Le note dicono che le attività di intermediazione, cioè quelle che facilitano le transazioni fra acquirenti e venditori "a fronte di un compenso o di una commissione, senza assumere la proprietà dei beni", stanno nel gruppo 47.9; e che tutte le altre attività di commercio al dettaglio "anche se il dettagliante agisce per nome e per conto terzi" stanno nei gruppi da 47.1 a 47.8. L'ultima frase è quella che chiude la questione per chi vende su un marketplace: il fatto di vendere dentro eBay.it, Vinted o Amazon non ti rende un intermediario, perché l'intermediario è la piattaforma. Tu sei il dettagliante.

Restano fuori dalla divisione 47 due casi che riguardano chi lavora online. Il primo è la vendita di beni digitali: le note escludono esplicitamente il "commercio di beni digitali, streaming e download di contenuti su piattaforme digitali, ad esempio e-book (libri elettronici), audio", che vanno nella sezione J. Il secondo è chi non vende merce ma eroga servizi informatici, hosting o sviluppo, che sta nella divisione 62 o nella 63.

Dove è finito il 47.91.10

Il numero è rimasto, il significato no. Ecco il titolo ufficiale dello stesso codice nelle due classificazioni:

ClassificazioneTitolo ufficiale del 47.91.10
ATECO 2022Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet
ATECO 2025Attività di servizi di intermediazione per il commercio al dettaglio non specializzato di articoli di seconda mano

Il resto della vecchia classe ha seguito la stessa sorte. Il 47.91.20, che indicava la vendita "effettuato per televisione", oggi è l'intermediazione sul nuovo, cioè "Attività di servizi di intermediazione per il commercio al dettaglio non specializzato di prodotti nuovi". Il 47.91.30, la vendita "per corrispondenza, radio, telefono", semplicemente non esiste più: la classe 47.91 di ATECO 2025 ha solo le due categorie appena citate.

Il vecchio gruppo 47.91 classificava il commercio per canale: internet, televisione, corrispondenza. Il nuovo gruppo 47.9 classifica un mestiere diverso, l'intermediazione, e le sue note includono nel gruppo "le attività di case d'asta al dettaglio di beni di terzi, nuovi o usati (di seconda mano), incluse aste al dettaglio via Internet".

Quanto si è spalancato il vecchio codice si legge nella tavola di raccordo bidirezionale pubblicata dall'Istat, nella versione aggiornata al 2026. Al vecchio 47.91.10 corrispondono 96 codici ATECO 2025 a sei cifre: il numero non è una stima, è un campo della tavola stessa, e la copertura di ognuna delle 96 corrispondenze è dichiarata parziale. Per ciascuna, la colonna del contenuto comune riporta la variante "effettuato via Internet" di quella classe di prodotto: per esempio "commercio al dettaglio di libri, inclusi audiolibri su supporto fisico effettuato via Internet" per il 47.61.00, o "commercio al dettaglio di articoli di abbigliamento per adulti [...] effettuato via Internet" per il 47.71.10. Di quelle 96 destinazioni, 87 sono classi merceologiche del commercio al dettaglio, 8 sono codici di intermediazione dei gruppi 47.91 e 47.92, e una sola sta fuori dalla divisione 47.

C'è poi un secondo documento che genera confusione, e vale la pena sapere cosa sia. La tabella operativa di riclassificazione assegna al vecchio 47.91.10 un codice rappresentativo, che è 47.1, "Commercio al dettaglio non specializzato", sia nella colonna generale sia in quella del sistema camerale, e classifica la ricodifica come complessa. Chi vede quel 47.1 comparire sulla propria visura pensa di avere la risposta. Non è così: l'Istat scrive che quella tabella è stata messa a disposizione "a supporto delle operazioni massive di riclassificazione, cioè in assenza di informazioni puntuali che descrivono l'attività economica svolta". È un ripiego per convertire archivi quando non si sa cosa vende l'impresa, non la classificazione corretta di un'attività di cui tu sai benissimo cosa vende.

Un'ultima data, perché evita un dubbio ricorrente. L'aggiornamento 2026 della classificazione, pubblicato il 15 luglio 2026, "non ha modificato la struttura, i livelli o le descrizioni della classificazione": ha rivisto soltanto le corrispondenze fra ATECO 2025 e ATECO 2022. Nelle 99 righe della tabella operativa che quell'aggiornamento ha cambiato non ce n'è nessuna della divisione 47, quindi quanto sopra è stabile.

I codici candidati per chi vende online

La tabella raccoglie le classi in cui finisce più spesso un venditore online italiano, con il titolo ufficiale della struttura ATECO 2025 accanto a ciascun codice. Non è l'elenco completo delle 96: è il sottoinsieme che copre le categorie più battute sui marketplace italiani, e subito sotto trovi come si legge.

Codice ATECO 2025Titolo ufficiale Istat
47.12.10Commercio al dettaglio non specializzato con prevalenza di apparecchiature informatiche ed elettrodomestici
47.12.90Commercio al dettaglio non specializzato di altri prodotti n.c.a.
47.40.10Commercio al dettaglio di computer, unità periferiche e software
47.54.00Commercio al dettaglio di elettrodomestici
47.61.00Commercio al dettaglio di libri
47.64.00Commercio al dettaglio di giochi e giocattoli
47.71.10Commercio al dettaglio di articoli di abbigliamento per adulti
47.75.00Commercio al dettaglio di cosmetici e di articoli di profumeria
47.79.31Commercio al dettaglio di articoli di abbigliamento di seconda mano
47.82.00Commercio al dettaglio di parti e accessori di autoveicoli
47.91.10Attività di servizi di intermediazione per il commercio al dettaglio non specializzato di articoli di seconda mano
47.91.20Attività di servizi di intermediazione per il commercio al dettaglio non specializzato di prodotti nuovi

La tabella si legge a blocchi, e il blocco dice già quasi tutto. Le prime due righe sono il commercio non specializzato: servono a chi vende prodotti di almeno cinque classi diverse, e la scelta fra le due dipende da quale famiglia di prodotti prevale (il criterio è nella sezione successiva). Le otto righe centrali, dal 47.40.10 al 47.82.00, sono i casi specializzati: un catalogo concentrato su una merce prende la classe di quella merce, e la riga si sceglie leggendo il titolo. Le ultime due righe non sono per chi vende: sono l'intermediazione, cioè chi incassa una commissione sulle vendite di altri senza diventare proprietario della merce.

Due righe meritano una nota. Il 47.79.31 esiste perché ATECO distingue l'usato dal nuovo lungo tutta la classe 47.79, e per chi fa reselling di abbigliamento quella distinzione è la differenza fra il codice giusto e quello sbagliato: il criterio è lo stato della merce, non la piattaforma. Il 47.82.00 non compare invece fra le 96 destinazioni del vecchio 47.91.10, e il motivo è storico: nella classificazione precedente il commercio al dettaglio di parti e accessori per autoveicoli stava nella divisione dei veicoli, con il codice 45.32.00, che ATECO 2025 porta appunto nel 47.82.00. La regola dei beni sopra il canale vale comunque: chi vende ricambi online vende ricambi.

Una volta deciso cosa vendere, il codice quasi si scrive da solo, ed è per questo che la scelta del prodotto viene prima: la pagina su cosa vendere online in Italia parte dai dati di domanda delle categorie e arriva alla nicchia, che è poi la riga della classificazione Istat.

Specializzato o no: la regola delle cinque classi

È la domanda vera di chi vende su un marketplace, dove un catalogo può contenere cavi, custodie, giocattoli e qualche capo di abbigliamento insieme. La risposta non è a sensazione: le note esplicative alla classe 47.12 danno una soglia numerica.

Sono classificate nel commercio al dettaglio non specializzato "le unità che vendono prodotti compresi in almeno cinque classi all'interno dei gruppi da 47.2 a 47.8 solo se alimenti, bevande e tabacchi non rappresentano almeno il 35% del valore aggiunto (o di un suo sostituto)". La stessa soglia del 35% si applica poi per scegliere fra le sei categorie in cui la classe 47.12 è ripartita.

Tradotto in un procedimento:

  1. Conta in quante classi diverse dei gruppi da 47.2 a 47.8 cadono i prodotti che vendi davvero, non quelli che pensi di vendere un giorno.
  2. Meno di cinque classi: sei specializzato, e il codice è la classe del prodotto.
  3. Cinque classi o più: sei non specializzato, quindi gruppo 47.1, e la categoria si decide guardando quale famiglia di prodotti raggiunge il 35% del valore aggiunto.
  4. Se nessuna famiglia arriva alla soglia, la casella è il 47.12.90, "altri prodotti n.c.a.".

Il "valore aggiunto (o di un suo sostituto)" è la parte che spaventa. In pratica, per un negozio piccolo, il sostituto ragionevole è il margine lordo per famiglia di prodotti, ed è un calcolo che si fa sul foglio delle vendite degli ultimi mesi: prezzo di vendita meno costo della merce, sommato per gruppo. Se stai aprendo adesso e quel dato non esiste, si usa la previsione di vendita e la si rivede quando i numeri reali arrivano.

Esempio: due codici plausibili per lo stesso negozio

Giulia vende su eBay.it e su un negozio Shopify proprio. Nel suo catalogo ci sono apparecchiature per telecomunicazioni, piccoli elettrodomestici da cucina, articoli per la tavola, giocattoli e cancelleria. Nessun alimento. Un commercialista le propone il 47.40.20, "Commercio al dettaglio di apparecchiature per telecomunicazioni", perché è la voce che fattura di più. Lei ha letto del 47.12.10. Quale delle due?

Primo passaggio, il conteggio delle classi. Apparecchiature per telecomunicazioni: classe 47.40. Elettrodomestici: 47.54. Articoli per la tavola e la cucina: 47.55. Giocattoli: 47.64. Cancelleria: 47.62. Sono cinque classi distinte dentro i gruppi da 47.2 a 47.8, e gli alimentari sono zero. La soglia delle cinque classi è raggiunta: Giulia è un commercio al dettaglio non specializzato, quindi gruppo 47.1. Il 47.40.20 è fuori, per quanto sia la sua voce più grossa.

Secondo passaggio, la categoria dentro il 47.12. Giulia calcola il margine lordo per famiglia sugli ultimi sei mesi: telecomunicazioni ed elettrodomestici insieme fanno il 46% del totale, la casa il 24%, giocattoli e cancelleria il 30%. La famiglia "apparecchiature informatiche ed elettrodomestici" supera il 35%, quindi la categoria è il 47.12.10.

Terzo passaggio, quello che quasi nessuno fa: cosa succede se il mix cambia. Se l'anno prossimo Giulia chiude le linee minori e l'80% del fatturato diventa telefonia, scende sotto le cinque classi e torna specializzata, con il codice della sua classe di prodotto, cioè proprio il 47.40.20 che le era stato proposto all'inizio. A quel punto non è una sottigliezza statistica: è una variazione da comunicare, e il termine è di trenta giorni.

Se invece Giulia non vendesse merce propria ma aprisse una vetrina che prende una commissione sulle vendite di altri venditori, uscirebbe del tutto dalla divisione del commercio e finirebbe nel gruppo 47.9. La scelta del canale su cui aprire, con i suoi costi e i suoi vincoli, è un'altra decisione e sta nella guida alle piattaforme ecommerce.

Dove si dichiara il codice, e cosa costa sbagliarlo

Il codice non si comunica all'Istat: si dichiara nella dichiarazione di inizio attività. Il DPR 633/1972, art. 35, nel testo in vigore fino al 31 dicembre 2026, obbliga chi intraprende l'esercizio di un'impresa a farne dichiarazione entro trenta giorni all'Agenzia delle Entrate, e stabilisce che dalla dichiarazione devono risultare, fra le altre cose, "il tipo e l'oggetto dell'attività e il luogo o i luoghi in cui viene esercitata". Per un commerciante quella dichiarazione viaggia dentro la Comunicazione Unica d'impresa, la pratica telematica unica che con un solo invio al Registro delle imprese serve anche Agenzia delle Entrate e INPS.

Lo stesso articolo contiene un obbligo che riguarda solo chi vende online e che raramente compare nelle guide: per i soggetti che svolgono attività di commercio elettronico, dalla dichiarazione deve risultare anche "l'indirizzo del sito web ed i dati identificativi dell'internet service provider". Vale la pena averli sottomano prima di sedersi dal commercialista.

Il comma 3 dice cosa succede quando qualcosa cambia: in caso di variazione di uno degli elementi dichiarati, il contribuente presenta una nuova dichiarazione entro trenta giorni. Un codice sbagliato, quindi, non è un errore che si corregge da soli in un portale: è una pratica in più, con il suo costo e il suo termine. Una nota sulla fonte, perché qui è facile leggere il testo sbagliato: l'articolo 35 è stato abrogato dal D.Lgs. 19 gennaio 2026, n. 10, con effetto dal 1° gennaio 2027, quando entrerà in vigore il nuovo Testo unico IVA. Fino al 31 dicembre 2026 vale il testo citato qui, ed è quello che un'apertura di oggi deve seguire.

Per cercare il codice partendo dalla descrizione dell'attività l'Istat mette a disposizione il Navigatore ATECO 2025, e accompagna lo strumento con un avvertimento che conviene prendere sul serio: "Il codice ottenuto non ha valore legale ma può essere utilizzato in sede di registrazione di una partita IVA presso le Amministrazioni di riferimento." Il modo utile di usarlo è arrivare dal professionista con due candidati e il ragionamento che porta all'uno o all'altro, non con una domanda aperta.

Cosa il codice ATECO non decide

Tre cose che gli vengono attribuite e non gli appartengono, ciascuna con la pagina che le tratta per intero.

Non decide se la partita IVA ti serve. Quella domanda si risolve prima, sul criterio dell'abitualità dell'attività, e non esiste una soglia in euro sotto la quale si possa vendere in modo abituale senza aprirla. Chi è ancora a monte di questa decisione trova la regola, la procedura e i costi nella guida su partita IVA e vendita online, e il caso specifico del marketplace nella pagina su vendere su eBay senza partita IVA.

Non decide da solo quanto paghi in regime forfettario. Il reddito imponibile si ottiene applicando ai ricavi il coefficiente di redditività previsto per l'attività dall'allegato 2 alla legge 145/2018, che per il commercio all'ingrosso e al dettaglio è il 40%. Quell'allegato però è scritto nella numerazione della classificazione del 2007: il raccordo con il codice ATECO 2025 che dichiari oggi lo fa il commercialista, e non è un passaggio automatico.

Non sostituisce le autorizzazioni del commercio. La vendita a distanza resta una forma speciale di vendita con i suoi adempimenti verso il Comune, e gli obblighi verso il consumatore, dal diritto di recesso alle informazioni precontrattuali, non dipendono dal numero che hai dichiarato. Il quadro completo di quello che serve per partire sta nella guida su aprire un e-commerce in Italia.

Gli errori che si ripetono in ogni guida

  • Copiare il 47.91.10 come "codice dell'e-commerce". In ATECO 2025 indica l'intermediazione su articoli di seconda mano. Se compri per rivendere, non è il tuo.
  • Fermarsi al 47.1 della visura. Se quel codice è arrivato da una riclassificazione automatica, è il codice rappresentativo di una tabella nata per convertire archivi senza sapere cosa vende l'impresa, non la classificazione corretta della tua attività.
  • Cercare "il codice del dropshipping" o "il codice del marketplace". La classificazione non ha caselle per i modelli di business: ha caselle per le merci e una casella per l'intermediazione.
  • Decidere fra specializzato e non specializzato a intuito. La soglia esiste ed è scritta: cinque classi fra i gruppi 47.2 e 47.8, e il 35% del valore aggiunto per la categoria.
  • Classificare l'usato come il nuovo. Il commercio di articoli di seconda mano ha le sue classi, e sul reselling è la differenza fra la 47.71 e la 47.79.
  • Trattare la correzione come una formalità. La variazione va dichiarata entro trenta giorni ed è una pratica, con i suoi costi.

Da dove partire

Scrivi l'elenco dei prodotti che vendi davvero e a quale classe ATECO appartiene ognuno. Contale: sotto le cinque classi prendi la classe del prodotto, da cinque in su vai nel gruppo 47.1 e usi la soglia del 35% per la categoria. Verifica se la tua merce è nuova o di seconda mano, perché cambia la classe. Controlla di non essere invece un intermediario, cioè di essere proprietario della merce che vendi. Poi cerca i due o tre codici candidati nel Navigatore dell'Istat, portali al commercialista con le ragioni di ciascuno e preparati a dichiarare anche l'indirizzo del sito e i dati del provider.

Se il prodotto non è ancora deciso, il codice non si può scegliere: è la conseguenza di una decisione che sta a monte, e conviene prenderla sui numeri della domanda invece che sull'intuizione. Il codice giusto non fa vendere niente, ma quello sbagliato costa una pratica in più e, se il coefficiente del forfettario finisce raccordato male, qualcosa di più di una pratica.

Domande frequenti

Che Partita IVA serve per aprire un ecommerce?

Una partita IVA da impresa commerciale, che si apre con la Comunicazione Unica alla Camera di Commercio e non con il modello AA9, riservato a chi non si iscrive al Registro delle imprese. Nella stessa pratica si dichiara il codice ATECO dell'attività, ci si iscrive al Registro delle imprese e alla gestione commercianti INPS. Chi ha i requisiti sceglie il regime forfettario. La domanda a monte, cioè se la partita IVA serva davvero, dipende dall'abitualità dell'attività e non da una soglia in euro.

Qual è il codice ATECO per i siti internet?

Dipende da cosa fa il sito, e la distinzione che conta non è tecnica ma economica. Se il sito vende merce di cui diventi proprietario, l'attività è commercio al dettaglio e si classifica per prodotto nei gruppi da 47.1 a 47.8: il sito è solo il canale. Se il sito mette in contatto acquirenti e venditori a fronte di una commissione, senza assumere la proprietà dei beni, l'attività è intermediazione e rientra nel gruppo 47.9. Se invece il sito non vende merce ma eroga servizi informatici o di hosting, si esce dalla divisione 47.

Cosa posso vendere con codice ATECO 47.91 10?

Con la classificazione in vigore, niente in proprio. Nella struttura ATECO 2025 il 47.91.10 è "Attività di servizi di intermediazione per il commercio al dettaglio non specializzato di articoli di seconda mano": descrive chi facilita transazioni fra acquirenti e venditori a fronte di un compenso, senza fornire e assumere la proprietà dei beni. Le note esplicative includono nel gruppo 47.9 anche le case d'asta al dettaglio di beni di terzi, incluse quelle via internet. La domanda nasce dal fatto che fino ad ATECO 2022 lo stesso numero indicava il commercio al dettaglio di qualsiasi prodotto effettuato via internet.

Qual è il codice ATECO per un commerciante?

Non ce n'è uno solo: la divisione 47 è tutta commercio al dettaglio ed è suddivisa per tipo di prodotto venduto. Un commerciante specializzato prende la classe del suo prodotto nei gruppi da 47.2 a 47.8, per esempio 47.71.10 per l'abbigliamento per adulti o 47.64.00 per giochi e giocattoli. Un commerciante non specializzato, cioè che vende prodotti di almeno cinque classi diverse, rientra nel gruppo 47.1. La modalità di vendita, in negozio oppure online, non cambia il codice.

Il 47.91.10 è ancora valido nel 2026?

Il codice esiste ancora, ma indica un'altra attività. ATECO 2025 è entrata in vigore il 1° gennaio 2025 ed è stata adottata operativamente dal 1° aprile 2025, e in quella classificazione il 47.91.10 è l'intermediazione per il commercio al dettaglio non specializzato di articoli di seconda mano. L'aggiornamento 2026, pubblicato il 15 luglio 2026, non ha modificato struttura, livelli e descrizioni della classificazione: ha rivisto soltanto le tavole di corrispondenza fra ATECO 2025 e ATECO 2022.

Che codice ATECO serve per il dropshipping?

Le stesse regole di qualsiasi altro negozio online, perché il dropshipping è un modo di gestire la logistica e non una categoria della classificazione. Se compri la merce e la rivendi in nome tuo, sei commercio al dettaglio e prendi la classe del prodotto, anche se il pacco parte dal magazzino del fornitore. Le note esplicative sono esplicite sul punto vicino: le attività di commercio al dettaglio restano nei gruppi da 47.1 a 47.8 "anche se il dettagliante agisce per nome e per conto terzi". Il gruppo 47.9 riguarda chi incassa una commissione senza diventare proprietario della merce.

Posso avere più di un codice ATECO?

Sì. Si dichiara un'attività prevalente, che è quella che determina il codice principale, e le eventuali attività secondarie con i loro codici. Per chi sta in regime forfettario c'è però una conseguenza da conoscere prima: quando si esercitano più attività con codici ATECO differenti, i ricavi si sommano ai fini del limite di accesso al regime. Due negozi online non hanno due tetti, ne hanno uno.

Chi decide il codice ATECO, io o il commercialista?

La scelta è del titolare, ma la responsabilità della pratica è di chi la firma e la trasmette. Il Navigatore ATECO dell'Istat serve a cercare il codice partendo dalla descrizione dell'attività, e l'Istat precisa che il codice così ottenuto "non ha valore legale ma può essere utilizzato in sede di registrazione di una partita IVA presso le Amministrazioni di riferimento". Il modo sensato di usarlo è arrivare dal commercialista con due o tre codici candidati e le ragioni di ciascuno, invece che con una domanda aperta.